“Abbiamo salvato 60 gay ceceni portandoli in altri paesi. L’Italia non ha mosso un dito”

Continua a scorrere sangue in Cecenia. Lo racconta a HuffPost Italia, un portavoce di Russian Lgbt Network, la semiclandestina associazione di attivisti Lgbt (Lesbiche, gay, bisessuali e transessuali) che si sta occupando dei superstiti e raccoglie le denunce sulle prigioni segrete dove vengono torturate le persone accusate di essere omosessuali. Il portavoce ci chiede di mantenere l’anonimato: “Fa parte del protocollo di sicurezza”, spiega. Cautela è la parola d’ordine. Elena Milashina, la giornalista di Novaya Gazeta che a Huffpost denunciò l’inferno delle purghe cecene oggi vive sotto protezione in un luogo segreto. “La Russia – scriveva Anna Politoskaja- continua a permettere che esista un angolo del Paese dove i diritti civili non esistono. Se solo il mondo potesse vedere”. Era il 2002. Quindici anni dopo a mostrare al mondo l’orrore ceceno, insieme alle inchieste di Novaya Gazeta, c’è l’associazione russa LGBT Network che ha anche organizzato un piano di evacuazione per le vittime: “Sessanta persone sono riuscite a fuggire verso altri paesi” spiegano: “Ma l’Italia non ha ancor mosso un dito”.

Cosa sta succedendo in Cecenia distanza di tre mesi dall’inchiesta di Novaya Gazeta che denunciava torture e uccisioni di persone “sospettate” di essere omosessuali?

Al momento Russian LGBT Network può confermare con certezza che tre omosessuali sono morti. Dall’inizio di aprile più di 120 persone hanno chiesto aiuto e 60 sono riusciti a fuggire da questo inferno, 27 hanno trovato asilo fuori dalla Russia. Se all’inizio pensavamo che la persecuzione si fosse fermata, adesso possiamo affermare che persone LGBT sono di nuovo sotto attacco, arrestate e torturate. Abbiamo prove che le autorità cecene stiano minacciando non solo le vittime ma anche i familiari.

Eppure la Russia ha avviato un’indagine su quello che sta accadendo, giusto?

Le forze dell’ordine della Federazione Russa continuano a restare in silenzio. Devono ancora comunicare diverse informazioni sul processo di indagine. Continueremo a fare del nostro meglio, pretendiamo un’indagine seria. Questi sono crimini contro l’umanità i responsabili devono pagare le conseguenze

Abbiamo letto su Novaya Gazeta, che 26 persone sono state uccise solo nel mese di gennaio. Senza un processo, seppelliti in fosse comuni. Erano tutti millenials Le notizie che ci arrivano però sono discordanti, cosa ci potete dire a riguardo?

Domenica 9 luglio Novaya Gazeta ha pubblicato un articolo affermando che dozzine di ragazzi sono stati giustiziati nella Repubblica Cecena nel mese di gennaio. Hanno pubblicato la lista dei nomi delle vittime. E dopo la questa pubblicazione è passato questo messaggio a livello internazionale: erano tutti omosessuali Riconosciamo che precedentemente il comitato investigativo russo ha ricevuto informazioni riguardo a persone assassinate in Cecenia (inclusi i nomi di uomini omosessuali). Per quanto ci riguarda, la lista di nomi inclusa in quella pubblicazione non include persone omosessuali.

Di recente durante un’intervista rilasciata al canale televisivo statunitense HBOper la trasmissione Real Sports, il leader ceceno Razman Kadyrov ha dichiarato: “Non abbiamo persone gay qui. Se ce ne sono portatele lontano da noi così non le avremo in casa”.

La solita retorica piena di odio. Non ci sorprende più.

Quello che avviene in Cecenia è chiaramente una violazione dei diritti umani come non si era mai vista, cosa dovrebbe fare la comunità internazionale?

Siamo grati alla comunità internazionale per quello che sta già facendo ma ci sono due cose importanti: abbiamo bisogno di di visti per permettere a questa gente di scappare dalla Cecenia. Abbiamo bisogno che l’attenzione dei media sulle autorità russe e sulla questione non cali, non venga meno.

Per quanto riguarda i visti che ha concede il nostro paese, ci può dire se qualche rifugiato ha chiesto asilo in Italia ?

A differenza di altri Stati europei, il governo italiano non ha mosso un dito per offrire asilo e protezione a chi ha bisogno.

di Simone Alliva per Huffigtonpost.it

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