Brasile: in aumento le chiese cristiane "Gay-Friendly"
Si moltiplicano in Brasile le chiese evangeliche per omosessuali a discapito dei cattolici e della stragrande maggioranza dei battisti che si oppongono strenuamente ad accogliere fedeli gay in un luogo di culto cristiano. Stando a quanto emerge da un sondaggio brasiliano esistono già più di dieci congregazioni religiose "homosex-frendly" su tutto il territorio nazionale, con una quarantina di missioni sparse per il Paese.
La maggior parte dei membri delle chiese gay in Brasile è composta da maschi (70%), includendo le coppie, ma tutti i GLBT (gay, lesbiche, bisessuali, transgender) in un termine inventato per la Parata gay di San Paolo, la più grande del mondo con tre milioni di componenti) che frequentano i riti, sono dei più diversi livelli sociali. Si calcola, secondo dati ufficiali dell' Ibge (il maggiore istituto brasiliano di statistica) che esistono in Brasile 60 mila coniugi omosessuali ufficiali.
Secondo ong del ramo il numero di gay brasiliani è arrivato ai 10 milioni di persone su un totale di 200 milioni.
"Nella nostra chiesa è tutto libero. Il numero di frequentatori delle nostre chiese che definiamo inclusive supera i diecimila fedeli - afferma il carioca Marcos Gladstone, di 36 anni, che con il suo compagno Fabio Inacio, di 31, ha fondato a Rio de Janeiro la "Igreja Crista Contemporanea" (Chiesa Cristiana Contemporanea) - Questo numero deve raddoppiare nei prossimi cinque anni. Nelle chiese conservatrici i gay sono obbligati a nascondere le proprie opzioni sessuali. Se scoperti, vengono espulsi o, eventualmente, sono sottoposti a trattamenti di conversione, per trasformarli in eterosessuali ".
"Con un discorso che predica la tolleranza, queste chiese permettono la manifestazione della fede, nella tradizione cristiana, indipendentemente dall'orientamento sessuale - osserva Fatima Weiss, ricercatrice dell'Università di Santa Catarina, che segue l'emancipazione del settore dal 2008 - La crescita del numero di frequentatori di queste chiese inclusive accompagna la diminuzione del preconcetto nell'opinione pubblica e la creazione di politiche di lotta all'omofobia".
E' pur vero, però che queste chiese, concentrate specialmente sull'asse San Paolo-Rio, devono vedersela con una forte resistenza delle comunitaà cattoliche ed evangeliche convenzionali (secondo un studio della Fondazione Getulio Vargas attualmente questi credi rispondono rispettivamente per il 68% e il 20% della popolazione totale brasiliana). Nonostante professino il celibato prima del matrimonio e la monogamia dopo, non sono ancora state riconosciute da nessuna chiesa tradizionale.
"Secondo la Bibbia l'omosessualità è peccato - tuona Silas Malafaia, fondatore della Assembleia de Deus, una delle maggiori chiese evangeliche brasiliane - Nelle nostre chiese un gay non entra, a meno che non voglia trasformarsi in eterossessuale. E' una regola di Dio. Ho molti casi di ex gay nelle nostre comunità".
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Ma il messaggio non ha convinto tutti: a molti, come la professoressa Sarah Schulman,, della City University di New York, la campagna è parsa come una mera operazione di marketing, volta a “ripulire la coscienza” del governo israeliano, su cui pesano una prolungata avversione ai musulmani e la sistematica violazione dei diritti dei palestinesi. E, dalle pagine del New York Times, la Schulman ricorda un’altra macchia del passato di Israele, quando cioè gli omosessuali venivano allontanati dagli ebrei più intransigenti anche alle commemorazioni dell’Olocausto.











