Gentile Gennaro,
21
Giugno
- Written by Biagio Risina
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Sono gay, che ansia...
Gentile dott. Risina,
mi chiamo Gennaro e ho 32 anni. Sono in analisi da qualche anno e faccio uso regolare di psicofarmaci che mi aiutano a contenere lo stato ansiogeno di cui soffro. Sono gay e perennemente infelice perché non riesco a capire per quale ragione nessuno riesca ad avere una relazione stabile con me. Le premetto che mi sono scoperto omosessuale da 3 anni, dopo che ho lasciato la mia compagna con cui convivevo da 4 anni per una storia con un mio collega di lavoro che mi ha portato al licenziamento. Da allora sto cercando di frequentare gli ambienti friendly affinchè possa riuscire a trovare la persona giusta per me, ma più cerco e conosco persone, qualche volta anche attraverso le chat line, più scopro persone deludenti che non mi sanno dare quello che cerco. Questa cosa mi angoscia tantissimo, tant'è che soffro spesso di attacchi di ansia o di rabbia che sfogo verso le persone che condividono qualcosa con me o comunque con le amicizie più strette. Ho perso tanti legami per colpa del mio carattere e questa cosa mi fa stare tanto male. Secondo lei è una questione di aspettative troppo alte?
Gentile Gennaro,
la sua sembra essere una storia complicata che ha senz'altro bisogno di approfondimento. Del resto la sua scelta di andare in analisi è un tentativo di soluzione del problema, attraverso la comprensione dei complessi di eventi, psichici e concreti, che l'hanno accompagnata fino a questo punto della sua storia.
Veniamo alla sua ansia. è una paura senza oggetto, ancora più temibile perchè non direttamente collegabile con oggetti definiti. Io mi chiedo di che cosa lei abbia paura, aldilà di quelli che possono essere i tentativi di spiegazione che tende a darsi. La sua stessa ricerca di relazione con lì'altro sembra essere assolutamente accompagnata e condizionata dalla angoscia che prova al pensiero di pensarsi come individuo solo nel suo compito di vivere. Mi chiedo quindi che impatto possa avere nella qualità delle sue relazioni. Forse la ricerca di un partner negli ambienti friendly e le chat line è un modo per trovare conferme alle sue angosce riguardanti il timore "non potrò mai condividere niente con nessuno, visto che è diffusa negli ambienti in questione cercarsi più per consumare rapporti che per impegnarsi in uno di questi. Che cosa si attende dall'altro? Cosa ha cercato e cosa ha trovato nel rapporto con sua moglie? Cosa significa che ha perduto il lavoro a causa della relazione avuta con un suo collega che è stata anche causa della fine del rapporto tra lei e sua moglie? Quale è stata la sua storia affettiva personale? Dove affondano le radici le
sue insicurezze? E' vero che la difficoltà ad impegnarsi in un rapporto non è una cosa che riguarda solo lei ma è al contrario una determinante negativa diffusa e riguardante molti rapporti. E' diffusa cioè la tendenza a considerare i rapporti come qualcosa che imprigiona, qualcosa da cui liberarsi. Non si cerca la libertà di essere dentro al rapporto, di determinarlo con il proprio esserci e di sentirsi liberi di viverlo, si cerca la libertà da tutti quelli che vengono vissuti esclusivamente come obblighi.
Per lei cercare un rapporto significa aspettarsi in fondo un rifiuto che la lascia in preda al dolore, alla delusione e alla rabbia. Se ha uno spazio di analisi può trovare in questo consapevolezze utili al suo viaggio personale, in quanto è possibile che lei, in queste esperienze, non faccia altro che rivivere situazioni affettive che lei stesso costella e ricrea nella sua realtà attuale.
I lati del suo carattere che sente responsabili di tutte le complicazioni che determinano la fine dei suoi rapporti sono una realtà che deve essere sinceramente approcciata, che deve essere compresa, non espulsa con la sua rabbia tutte le volte che il copione si ripete. Se lei è davvero sinceramente dispiaciuto di ciò che contribuisce a fare accadere (l'unica vera forma di libertà è capire in che modo contribuiamo a determinarla per quanto è nelle nostre possibilità), cerchi di proseguire la sua ricerca comprendendo i suoi stati di ansia e di rabbia e tutto quello che portano con loro della sua storia personale. Potrebbe avere buone possibilità di proseguire il suo viaggio con una migliore disposizione.
Biagio Risina
Nato nel 1958, siciliano, laureato in medicina e chirurgia e specializzato in neuropsichiatria infantile.Abilitato all'esercizio di psicoterapeuta sia per l'età evolutiva che per gli adulti,dal 1996 trasferitomi a Roma dirigo come Direttore Sanitario un centro di riabilitazione neuromotoria e psichica per bambini e adulti.
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