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Amore per gli uomini maturi

Gentile Dott. Risina,
sono un ragazzo di roma ed ho 22 anni. Sono omossessuale da sempre e sin da giovanissimo ho avuto delle relazioni più o meno stabili con uomini. I miei partner non sono mai stati però miei coetanei. Infatti la maggior parte delle volte hanno molti anni più di me. L’ultimo uomo che ho avuto ha ben vent’anni più di me. Mi chiedevo, caro Dottore, a questo punto, quale potrebbe essere il problema che mi spinge a non frequentare ragazzi della mia età. Può darmi una risposta?

Grazie mille,
Giulio, Roma

Gentile Giulio,
penso che un tale tipo di scelta, avendo questa un carattere di esclusività rispetto ad altre possibili, come quella appunto di condividere una storia ed un legame affettivo con persone della sua età, sia legata a nuclei complessuali della sua personalità. A descriverli in poche righe e trattare di questo qualcosa, che è appunto complessa (come ciò che  complessuale in realtà è…), si potrebbe incorrere nel rischio di banalizzare un po’ tutto. Ci provo tuttavia. Ciò che noi cerchiamo in un partner è qualcosa che, nei fatti o idealmente, sentiamo come necessario alla realizzazione di quella che sembra essere la rappresentazione dei nostri desideri  e dei nostri bisogni. In questo senso, a parte l’ovvietà della considerazione, il fatto che la sua scelta affettiva ricada costantemente su persone molto più grandi di lei sembra poter essere legata ad un modo particolare di vivere l’affettività che nel corso della sua vita ha maturato, modo nel quale a predominare potrebbe essere il suo bisogno di una figura vissuta come più grande, forte ed esperta che si possa occupare di lei, così come al contempo può essere soddisfatto un altro suo bisogno, e cioè quello di potersi occupare affettivamente a sua volta di una figura di tal genere dandogli un sostegno e il suo trasporto affettivo in cambio. È possibile che questo suo bisogno affondi le sue radici in epoche antiche della sua vita e che si sia costruito ed ulteriormente sviluppato nell’arco della sua vita stessa. Occorrerebbe certo sapere molto di più su questi suoi rapporti, su come lei li vive e sulla posizione, il ruolo, che assegna  a sé stesso e al suo partner nel rapporto. Le trame psicologiche, anche quelle che operano, in fondo, in modo tale da rendere difficile l’averne coscienza, sono abbastanza ampie e complesse. È vero che la vita ha bisogno di tempo per poter raggiungere posizioni di equilibrio che quasi sempre hanno a che fare con l’acquisizione di quella che chiamiamo consapevolezza, ed è vero che questa non è tanto un fine da raggiungere quanto un mezzo da utilizzare per sostenerci ed accompagnarci nel corso della nostra esperienza, e che nel corso della vita i processi spontanei di acquisizione di consapevolezza possono essere di aiuto. A volte però è l’assenza di sostegno vissuta nel corso della nostra vita ad inseguirci, e nelle nostre difficoltà attuali si possono esprimere contenuti e significati che possono essere meglio compresi con l’aiuto che si può trovare in uno spazio apposito. Voglio dirle con questo che non è obbligatorio, ma se ritenesse utile  potrebbe esserle di aiuto in questo un ausilio di tipo psicoterapeutico, meglio se guidato nella scelta da qualcuno che abbia effettivamente sufficienti cognizioni in materia. Se volesse avere delle indicazioni meno generiche su un eventuale percorso mi può contattare. Augurandole un cammino personale che le possa riservare l’esperienza di una vita vissuta pienamente la saluto.

 

Last modified on Sabato 11 Settembre 2010 17:12

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