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Siamo Pazzi? L'esperto risponde
Lunedì 10 Ottobre 2011 10:51

Che tragedia cambiare città!

Written by Biagio Risina
Gentile dottore,
sono una ragazza di 20 anni. Nell’ultimo anno mi sono trasferita a Milano per motivi di studio. Prima di questo trasferimento, ho sempre vissuto in un paesino in provincia di Bologna, dove vivevo tranquillamente la mia omosessualità. Premetto che non ho ancora avuto una storia seria con una ragazza, ma fin'ora sono sempre riuscita a circondarmi di amici che conoscevano bene il mio orientamento sessuale e non ho mai avuto problemi.
Credevo che trasferendomi in una città più grande, le cose sarebbero addirittura migliorate, speravo di poter iniziare una storia importante e vivere ancora più liberamente la mia sessualità.
Invece mi sono ritrovata in crisi: senza i miei amici di sempre mi sono sentita persa e mi sono ritrovata a negare la mia omosessualità per stringere nuovi rapporti d’amicizia, al punto che ora ho paura nel dire la verità. Paura di ritrovarmi sola e di non essere in grado di affrontare la vita a Milano. Non voglio assolutamente tornare sui miei passi, voglio proseguire gli studi all’università e voglio trovare il coraggio per esprimere liberamente i miei sentimenti.
Come posso fare?
Elisa
Cara Elisa,
quando ho letto la tua lettera non ti nascondo che ho fatto un tuffo nel passato perchè quello che stai provando tu, io l’ho vissuto ai tempi dell’università, quando da un piccolo paese della Sicilia mi spostai a Bologna per continuare gli studi; ed allora era la fine degli anni 70, quando ancora anche in una grande città era difficile essere se stessi da un punto di vista sessuale!
Io penso (per mia esperienza personale), che non è importante il posto dove si vive la propria sessualità, ma in primis è più importante viverla serenamente, senza paura di manifestarla, accettandosi e facendosi accettare dagli altri, indipendentemente dai propri gusti sessuali.
È vero che l’ambiente dove si è nati e cresciuti è più protettivo e paradossalmente ci si sente più sicuri!
Importanti sono sicuramente gli amici d’infanzia, quelli veri, quelli ai quali si confida di tutto, ma quando si fanno delle scelte come la tua, di andare fuori dal proprio”habitat”, bisogna affrontare con serenità nuove amicizie, nuovi incontri e nuovi approcci relazionali.
Non avere paura di dichiarare, non di ostentare la tua omosessualità a Milano come a Canicattì! Alla gente importa conoscerti per quella che sei, per quello che sai dare, per le emozioni che sai trasmettere giornalmente!
Se poi hai la necessità di conoscere persone gay, puoi sempre frequentare i locali dove potrai incontrarle, ma se posso darti un consiglio, non ghettizzarti mai, perchè vorrebbe dire rifiutare di vedere la realtà al di là del tuo naso!
Affronta con dignità e ripeto, non con ostentazione, il tuo modo di essere e vedrai che riuscirai ad essere serena e tranquilla con gli altri ai quali non interesserà sicuramente sapere se sei una lesbica!
Ti auguro di poter a presto avere una relazione seria che sicuramente ti farà capire tante cose in merito e soprattutto ti farà innamorare dell’altra e della vita!
In bocca al lupo!
Martedì 21 Giugno 2011 16:32

Sono gay, che ansia...

Written by Biagio Risina
Gentile dott. Risina,
mi chiamo Gennaro e ho 32 anni. Sono in analisi da qualche anno e faccio uso regolare di psicofarmaci che mi aiutano a contenere lo stato ansiogeno di cui soffro. Sono gay e perennemente infelice perché non riesco a capire per quale ragione nessuno riesca ad avere una relazione stabile con me. Le premetto che mi sono scoperto omosessuale da 3 anni, dopo che ho lasciato la mia compagna con cui convivevo da 4 anni per una storia con un mio collega di lavoro che mi ha portato al licenziamento. Da allora sto cercando di frequentare gli ambienti friendly affinchè possa riuscire a trovare la persona giusta per me, ma più cerco e conosco persone, qualche volta anche attraverso le chat line, più scopro persone deludenti che non mi sanno dare quello che cerco. Questa cosa mi angoscia tantissimo, tant'è che soffro spesso di attacchi di ansia o di rabbia che sfogo verso le persone che condividono qualcosa con me o comunque con le amicizie più strette. Ho perso tanti legami per colpa del mio carattere e questa cosa mi fa stare tanto male. Secondo lei è una questione di aspettative troppo alte?

Gentile Gennaro,
la sua sembra essere una storia complicata che ha senz'altro bisogno di approfondimento. Del resto la sua scelta di andare in analisi è un tentativo di soluzione del problema, attraverso la comprensione dei complessi di eventi, psichici e concreti, che l'hanno accompagnata fino a questo punto della sua storia.
Veniamo alla sua ansia. è una paura senza oggetto, ancora più temibile perchè non direttamente collegabile con oggetti definiti. Io mi chiedo di che cosa lei abbia paura, aldilà di quelli che possono essere i tentativi di spiegazione che tende a darsi. La sua stessa ricerca di relazione con lì'altro sembra essere assolutamente accompagnata e condizionata dalla angoscia che prova al pensiero di pensarsi come individuo solo nel suo compito di vivere. Mi chiedo quindi che impatto possa avere nella qualità delle sue relazioni. Forse la ricerca di un partner negli ambienti friendly e le chat line è un modo per trovare conferme alle sue angosce riguardanti il timore "non potrò mai condividere niente con nessuno, visto che è diffusa negli ambienti in questione cercarsi più per consumare rapporti che per impegnarsi in uno di questi. Che cosa si attende dall'altro? Cosa ha cercato e cosa ha trovato nel rapporto con sua moglie? Cosa significa che ha perduto il lavoro a causa della relazione avuta con un suo collega che è stata anche causa della fine del rapporto tra lei e sua moglie? Quale è stata la sua storia affettiva personale? Dove affondano le radici le
sue insicurezze? E' vero che la difficoltà ad impegnarsi in un rapporto non è una cosa che riguarda solo lei ma è al contrario una determinante negativa diffusa e riguardante molti rapporti. E' diffusa cioè la tendenza a considerare i rapporti come qualcosa che imprigiona, qualcosa da cui liberarsi. Non si cerca la libertà di essere dentro al rapporto, di determinarlo con il proprio esserci e di sentirsi liberi di viverlo, si cerca la libertà da tutti quelli che vengono vissuti esclusivamente come obblighi.
Per lei cercare un rapporto significa aspettarsi in fondo un rifiuto che la lascia in preda al dolore, alla delusione e alla rabbia. Se ha uno spazio di analisi può trovare in questo consapevolezze utili al suo viaggio personale, in quanto è possibile che lei, in queste esperienze, non faccia altro che rivivere situazioni affettive che lei stesso costella e ricrea nella sua realtà attuale.
I lati del suo carattere che sente responsabili di tutte le complicazioni che determinano la fine dei suoi rapporti sono una realtà che deve essere sinceramente approcciata, che deve essere compresa, non espulsa con la sua rabbia tutte le volte che il copione si ripete. Se lei è davvero sinceramente dispiaciuto di ciò che contribuisce a fare accadere (l'unica vera forma di libertà è capire in che modo contribuiamo a determinarla per quanto è nelle nostre possibilità), cerchi di proseguire la sua ricerca comprendendo i suoi stati di ansia e di rabbia e tutto quello che portano con loro della sua storia personale. Potrebbe avere buone possibilità di proseguire il suo viaggio con una migliore disposizione.
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