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Lunedì 23 Gennaio 2012 13:48
Il capodanno degli italiani a Miami Beach
“Signora, posso prenotare un tavolo per la notte di capodanno alle 21:30 per diciassette persone?”. Mia madre, proprietaria del ristorante “La lupa” in Lincoln Rd, nel cuore di Miami Beach, fissò attonita il distinto signore milanese che aveva appena parlato.
Era il 17 agosto, e fuori c’erano 39 gradi!
Il governo Monti, le recessioni economiche, tasse altissime ed incremento del costo della vita: gli italiani, quando si tratta di vacanze, non ce la fanno proprio a rinunciare perchè forse più di ogni altro popolo hanno fatto loro il famoso aforisma di Oscar Wilde “Posso rinunciare a tutto tranne che al superfluo”.
Salto temporale in avanti: 27 dicembre. Dopo le memorabili abbuffate di Natale, mi chiedo quanta gente sia rimasta in Italia visto che sono tutti qui inviando messaggi, telefonando e scambiando numeri nuovi e, soprattutto, cercando di capire dove andare per poter dire “Io c’ero”.
La frenetica corsa, le centinaia di mms e, tanto per non perdere l’abitudine, le chiamate all’amico di un amico di un’amica che gli ha consigliato il ristorante “Fuego de Chao” oppure “Zuma”, diventano affannose.
Una volta individuato il dove, partono in quarta con le le italianissime “bustarelle” alle hostess dei ristoranti che prendono le prenotazioni per assicurarsi il tavolo, che a sentir loro li metterà in pole position.
Ignorando il fatto che gli americani hanno affinato la tattica delle prenotazioni riservando in 10 ristoranti diversi, non disdicendone nessuno e presentandosi ad uno.
E così, tra uno struscio (altra abitudine italica) e una salto veloce a Bal Harbour, il mall extra lusso, per andare a vedere se magari riesce a prendere la Kelly da Hermes, un aperitivo al Segafredo e una giornata intera spesa a Sawgrass Mill, l’outlet più grande della Florida da dove ritorna stracarico di buste, l’italiano si prepara per la notte del duello mondano: il Capodanno.
Le liste del “Liv”, “Space”, “Mansion”, “Arcadia” sono piene di nomi insospettabili, gente che ha dichiarato 500 euro di reddito al fisco, ma che ha accettato senza battere ciglio i 10000 dollari di caparra per prenotare il tavolo.
Una delle cose più divertente degli italiani a Miami è che appena arrivano subiscono due metamorfosi ben distinte. O si irrigidiscono nella loro italianità atteggiandosi tutti a Miuccia Prada e Giorgio Armani (giacche con bermuda, pashmina e Hogans per lui, piumini Moncler senza maniche e ballerine di Giuseppe Zanotti per lei) o si fiondano con rudimentale cupidigia su ogni nuovo trend che non avrebbero mai il coraggio di indossare nella propria città (treccine, parrucche fucsia comprate da Rickys NY, costumi da bagno a stelle e strisce, stivali con micro bermuda jeans).
Le donne non riescono assolutamente ad evitare il confronto con le conturbanti bellezze latine, baciate dal sole perenne, che camminano esibendo sfacciatamente e naturalmente abbondanti parti del corpo con i famosi “culi alla J.Lo” fasciati in un’idea virtuale di gonna.
E da lì, litigate felliniane con i fidanzati accusati (giustamente) di avere la bava alla bocca alla vista di quei sederi cubani e/o o le tette di quell’americana. Gelosia import-export!
Il 31 si avvicina e l’ansia cresce. Le italiane chiamano altre italiane a Cortina, dove si festeggia non solo un altra fiera di vanità ma anche il nuovo anno 6 ore prima, scambiando opinioni e pettegolezzi , parlando già del prossimo ponte o delle vacanze di Pasqua .
Il tutto condito dal ritornello in pure esistenzialismo sartriano con telefonate di questo tipo: “Non sai che noia sempre le stesse facce…Sì stiamo al Cristallo per l’aperitivo, ma abbiamo una cena dopo a casa di questo…non so chi sia ma pare che ci siano tutti”, “Non ti ho raccontato che eri sera ho visto Linsdey Lohan. Non sai come sta combinata, poveraccia si è pippata anche l’anima”. “Poi è arrivato Jay Z che non mi ha staccato gli occhi di dosso. Aho! a me sti rapper neri m’attizzano. Se non c’era Mario già stavo a cena da “Scarpetta” al Fointanblu con Snoop Dog che invece se l’è rimorchiato la mia amica. Si quella invitata in barca da Lanny Kravitz”. Ad interrompere il coloritissimo rosario di pallonate giunge stentorea la voce di Mario: “Amò e attacca quer telefono, le intercontinentali costano”.
L’altro aspetto ilare delle italiane in trasferta a Miami è che appena arrivano, sentendosi sotto assedio dalle donne locali, si mettono immediatamente a dieta: “No grazie, io solo un insalata scondita possibilmente organica”.
Sperano che il tristissimo pasto non solo le aiuti a perdere peso ma che, unito alle mutande sexy di Victoria's secret di cui hanno fatto man bassa, le trasformi in 48 ore in Adriana Lima.
Ci sarebbe da rispondere: “Ma se ti sei rimpinzata di pandoro intinto nel latte con tanto di goccia scolata nel pigiama fino a ieri??? Che dieta vuoi fare??? Abbraccia la tua italica cellulite e stai serena no? Tanto il fidanzato tuo mica scappa con una cubana, visto che il passaporto ce l’hai tu e la casa è intestata a te, quindi rilassati!”
31 dicembre: dopo essersi rovinati le vacanze cercando il tavolo giusto al ristorante giusto, perchè si sa, l’italiano prima mangia, “fa capodanno” e poi ci pensa, comincia una mobilitazione di truppe che manco sulla linea Maginot.
I più presuntuosi, dopo il cenone a 700 dollari a persona da “Casa tua”, hanno il mega tavolo al “Liv” possibilmente vicino a quello di Kayne West. Tavolo che, come già accennato, è costato svariate centinaia di dollari in mazzette al direttore (la micro corruzione è un import di cui andare fieri) e che occuperanno con pomposa prosopopea dopo aver fatto migliaia di telefonate per cercare di accaparrasi la cocaina con tono tipo “Senti un po’, maaa....tu non conosci nessuno per comprare un paio di grammi di roba buona?”
I più coraggiosi si preparano per l’arena degli indomabili, lo “Space” dove, sempre previa prenotazione, hanno il tavolo nella superselezionatissima Vip comandata da Tiffany, l’onnipotente manager, e dove piombano in gruppo.
Poi, chiaramente, al momento del conto c’è chi fa sempre il vago e infatti mancano i soldi. Questo rituale di capire chi ha marcato visita economicamente parlando, li terrà impegnati fino alle prime ore del pomeriggio fino a quando le fidanzate intoneranno il peana “Amore mi fanno male i piedi, torniamo in albergo!”.
E giù altre litigate perchè gli uomini vogliono restare e fare cordata con l’amico che si è accaparrato il telefono della venezuelana che miagola due tavoli più in là e che pare abbia una casa pazzesca al “Murano” dove proseguirà la festa.
Ma finalmente ritornano negli alberghi che, tanto per non farsi mancare niente, si chiamano “Delano”, “Shelborne” o “Setai”.
Dopo una serata a giocare ai miliardari che comporterà, se non un prestito in banca, per lo meno il tirare la cinghia fino a Pasqua, gli italiani, con l’ultimo barlume di energia rimasta, chiamano casa per dire a mamma, che furbescamente sta giocando a sette e mezzo con zia Pina e le sue amiche, per dire: “A mà ...Certo Miami è sempre Miami!”
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Martedì 03 Gennaio 2012 15:05
Anno nuovo, vita vecchia
Ancora vi state domandando che cosa vi ha detto la testa quando ve le siete comprate. Le Louboutin con 12 centimetri di infamissimo tacco a spillo, borchie e plateau, sono lì, abbandonate nell’angolo, che sembra vi guardino beffarde.
Meno male che non gli si è staccata la suola sennò sarebbe sembrato che vi sghignazzassero in faccia!
Mentre combattete i postumi di una sbornia colossale che vi siete beccate la notte di Capodanno e che – grazie a Dio – ancora vi anestetizza i piedi doloranti costellati di vesciche, l’amarissima realtà si fa strada nella vostra mente annebbiata.
1300 euro per un paio di scarpe importabili che vi hanno non solo fatto cadere di fronte a tutti ma, soprattutto, vi hanno fatto cadere davanti all’impeccabile e implacabile ex del vostro fidanzato, che ce le aveva uguali, e le portava con il savoir faire di una che con quelli trampoli da circo cinese c'era nata.
Per non parlare del bustier a cristalli swarovski (anteprima primavera estate 2012 di Dolce e Gabbana couture) per comprare il quale non avete pagato il mutuo di casa e che sapete bene non metterete mai più.
Lo sanno bene le vostre ascelle lacerate dagli angoli acuminato delle scintillanti pietruzze. Furibonde con voi stesse per aver investito un capitale in una mise che non uscirà mai più di casa, vi avvicinate al vostro gonfissimo armadio per fare una bella chiacchierata degna dei "Dialoghi delle carmelitane" di Bernarnos Georges e con il vostro strafornito guardaroba, colmo di capi che sono stati all’ultimissima moda. Per 6 minuti circa.
Basta! Con l'anno nuovo si cambia! Stop agli acquisti insensati. Quest'anno non comprerete nulla, tanto possedete abiti per vestire generazioni di figlie (che non avete) e nipoti (altrui).
Vabbè! Magari non risparmiamo sui capi spalla. Si sa un tailleur classico, un cappotto di taglio impeccabile non vuol dire fare shopping, sono cose indispensabili e potreste sempre considerarli saggi investimenti.
Lo ha detto anche Tom Ford che gli abiti delle sue collezioni sono dei classici fatti per durare e magari lasciare in eredità. Ma chi volete prendere in giro? Tom Ford? Tanto vale comprarsi la macchina nuova, costerebbe uguale.
No! No! Niente scelleratezze economiche. Adesso fatevi un bell’espresso forte per dissipare i postumi dell’alcool e il feroce mal di testa (che vi sarebbe passato molto più in fretta se 1- la vostra ultimissima bustina di Aulin che avevate ancora comprato senza ricetta non ve l’avessero fregata 2-se aveste visto l’estratto conto della vostra carta di credito di dicembre) e cominciate a ripulire l'armadio di tutti quei cadaveri di vestiti che avete comprato – e mai messo – e che a buon bisogno state ancora pagando (tramite un conto Paypal dagli avidissimi interessi) accumulatisi lì per anni a prendere la muffa la cui presenza pungola i vostri labili sensi di colpa.
In un attacco di bellissimo autolesionismo alla Fiorella Mannoia in "Caffè nero bollente" cominciate, o meglio, tentate di cominciare una selezione tipo "La scelta di Sophie", immedesimandovi per un momento in Meryl Streep che parla polacco, e con una carica emotiva che la stessa Meryl vi avrebbe invidiato, iniziate il vostro straziante compito: quello di dare in beneficenza ciò che non indossate più.
Allora: la giacca con il puff della Westwood (non la posso buttare, la indossavo la sera che ho incontrato Marco), l'abito da vestale di facile costumi drappeggiato di Versace (troppi ricordi, quell’estate a Porto Cervo e poi l’ha disegnato Gianni quando era ancora vivo!), il piumino d’oro spaventosamente caro della Moncler (quest’anno voglio proprio tornare a Cortina), il vestito punk in pelle rossa di Balmain con le spille da balia (non lo posso dare via, ce l’ha pure quella sgallettata dell’attrice sul film dei vampiri che ancora non ha deciso tra il vampiro e il lupo mannaro…come si chiama lei? Kristen...qualcosa e le stava pure male!)
Non vi scoraggiate se l’operazione non sembra andare per il verso giusto, pensate solo a quante donne nel Burkina Faso saranno chicchissime con il vostro cappottino vintage di Lanvin che non avete mai messo perché di 2 taglie più piccole (ma era un ottimo affare e pensavate che vi avrebbe aiutato a dimagrire 5 chili), e chissà, magari la vostra donazione di abiti alle donne Afghane, potrebbe incitarle a ribellarsi al burqa, ispirate come saranno dall’ormai importabile gonna crinolina di Lacroix che farebbe un figurone sui profittevoli campi di papaveri di Islamabad….tre minuti prima che vengano lapidate!
Ma poi andate sulle pagine dell’ultimo Vogue, quello con l’anteprima della primavera estate e vi sciogliete mentre i vostri propositi finiscono dove avreste buttato volentieri l’odiosissima ex del vostro fidanzato. Scelta a piacere: cesso, rupe, fossa dei leoni, fuori dalla finestra, naturalmente dopo esservi accertate dell’arrivo del camion della Centrale del Latte.
Sfogliando le pagine, già vi vedete novella Sophia Loren in pagliaccetto di Dolce e Gabbana, quello strepitoso stampato a melanzane. O enigmatica emule di Paloma Picasso nell’importabile, benché divina, giacca da torero di Moschino o peggio ancora da lolite in Vuitton in bianco trasparente da sporcacciona. E con le pagine di Vogue, dimenticate anche gli altri propositi: smettere di bere e fumare, farsi piacere la suocera, abbassare il massimale delle carte di credito, diventare più spirituali.
Ma avete già capito che per una a cui i rosari fosforescenti ricordano solo la collezione alta moda di Capucci del ‘65, non c’è scampo.
Allora gridate al mondo e abbracciatevi, consolandovi, aggiustando alle vostre esigenze il ritornello dell’immortale capolavoro di Tiziana Rivale (vincitrice festival di Sanremo 1983 ) “Sarà quel che sarà” e cantante a squarciagola le parole “Sarà, sarà quel che sarà, del mio conto in banca che sarà, mi compro oggi quello che mi va e se non basta qualcun altro pagheràààààààààààààààà!!!!!!!!!!!”
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Mercoledì 28 Dicembre 2011 14:10
Capodanno stellare al Gorgeous I Am
Il capodanno romano sarà costellato quest’anno dal grande evento organizzato da “Gorgeous I Am”, che per l’occasione ha messo su una vera e propria galassia di divertimento.
Tanti saranno gli spazi messi a disposizione dei tanti che prenderanno parte ad una notte di fine anno ricca di sorprese ed emozioni.
“Gorgeous I Am Galaxy” è il nome intorno a cui ruoterà il concept del party, costruito per rispondere alle diverse esigenze del variegato pubblico gay. x
A far danzare gli amanti della musica house ci penseranno il guest star dj venezuelano, Dio Zambrano , Lorenzo Rossi, Fabio White e Nino Scarico. Il tutto ruoterà intorno alle performance di Zodiac Warriors e dell’instancabile Kevin Delite, voce storica degli eventi targati Gorgeous. Non mancherà la direzione artistica dei Karma B, tra i più celebri perfomer della movida gay della capitale.
Per coloro che invece non sanno proprio rinunciare all’allegria della musica pop, una sala ad hoc incanterà tutti grazie alla magia dei dj set a cura di Brezet Dj e dello special guest DVJ Fabio Lanzone. Live show a cura dei Karma B e de La Pepa.
Ed ancora, il “Venus Space” interamente dedicato alle donne che, per l’occasione, saranno intrattenute dalle sonorità della pop star dj, Gaia Logan.
Ma gli universi da vivere non finiscono qui! Il “Glitter Space by Gloss” metterà in campo il suo dj resident Farag Fawcett accompagnato dalle animazioni dei Gloss Boys and Girls. Daniele Franzon e Sandrino animeranno invece lo “Stardust Space”.
Ed infine lo “Star Game Space” con il Gorgeous Casinò ed il Karaoke a cura di Accademia Sistina.
Ce n’è dunque per tutti i gusti, non resta far altro che assicurarsi un posto sulla navicella spaziale che atterrerà sul pianeta Alpheus per una lunga notte all’insegna di “Gorgeous I Am Galaxy”. Insieme per salutare il nuovo anno!
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Lunedì 06 Dicembre 2010 12:05
Le forche(tte) caudine
Ci siamo. Le festività più temute dalle donne di tutto il mondo sono arrivate anche quest’anno con il loro carico letale di mega cenoni da 30 portate, valanghe di parenti invitati nuovamente il giorno dopo per smaltire gli avanzi e, se non bastasse, anche il giorno successivo, cocktail in ufficio, tombole varie con ingrassatissimi bruscolini per coprire i numeri usciti, riffe di Sant’Antonio, torroni dal voltaggio calorico misurabile in megatoni, la micidiale frutta secca e dolci, dolciumi, calze della Befana, intingoli, sughi e fiumi di alcool a irrorare banchetti in cui la crapula di trimalcioniana memoria regna.
E il vostro tubino di maglina scintillante di lurex che avevate in mente di indossare per festeggiare il nuovo anno con il “lui” di turno (afflitto da alitosi dal giorno del cenone da mammà che lo vede sempre magro) sognando di lasciarvi baciare sotto il vischio mentre vi accarezza i fianchi svelti e scattanti da gazzella si allontana sempre di più.
E, a meno che il fidanzato non sia un fan dell’architettura islamica e lo renda felice vedere il vostro stomaco inguainato nel lurex imponente come la cupola della moschea di Damasco, dovrete optare per un altro look, che contempli possibilmente l’elastico sul punto vita, mentre cercate disperatamente di fuggire dai carboidrati, che vi inseguono braccandovi come una povera volpe incalzata da una muta di cani ululanti nella brughiera inglese.
A questo punto avete due possibilità: o partire il 15 dicembre per il monastero di clausura a Donnafugata a vigilare, in digiuno, la tomba della beata Corbera come ne “Il gattopardo” o scappate con l’idraulico venuto ad aggiustare una provvidenziale falla (che avete provocato) il 30 dicembre, oppure non vi resta che passare sotto le forchette caudine.
Non vi preoccupate, non siete le sole.
Anzi, siete in buona e nutrita compagnia.
Sotto le forchette caudine ci siamo passati un po’ tutti, ma la gran parte di noi sfortunatamente non guadagna milioni di dollari, e quando ci ingrassiamo proviamo disperatamente ogni dieta possibile e immaginabile sperando di trovare presto quella miracolosa che ci faccia perdere peso mangiando (Ah! beate illusioni!).
E mentre ci auguriamo che la collega che si rimpinza di porcherie rimanendo magra soffra almeno di alopecia possiamo riconsolarci con i seguenti casi celebri.
Britney Spears, nata artisticamente come sogno erotico di collegiale in calore, sogno di adolescenti brufolosi alienati dalle indomabili erezioni, dopo aver traumatizzato Justin Timberlake (che infatti dall epoca è rimasto, dice lui,single), si è sposata con l'abominevole Kevin Federline, uno dei pochi uomini per cui la sterilizzazione dovrebbe essere obbligatoria come i gatti randagi e sarebbe dovuta avvenire in culla visto che riesce, a giudicare dai pargoli che ha disseminato in tutta America, ad inseminare una donna solo guardadola. Intortandola con una doppietta di gravidanze a distanza di ore una dall’altra, ha trasformato quella che era una ninfetta pruriginosa e lasciva in un ruminante tibetano dalle cosce specializzate in scalate impervie e migrazioni attraverso gli sconfinati deserti della Mongolia, con uno strato di grasso tale da farle superare tranquillamente gi inverni per un paio di secoli.
Questo passaggio sotto la “forchetta caudina” è durato finché l’hanno rinchiusa in un centro di riabilitazione, dopo la spaventosamente celebre esibizione di “Gimme more” agli MTV e hanno buttato la chiave della sua stanza nelle paludi della Luisiana, infestate dai coccodrilli, a due passi dalla roulotte dove era nata.
Ed è uscita dalla agghiacciante sistemazione, sempre chiatta, ciangottante e svociata, ma un filino più magra per farsi sbattere sul palco del “Circus tour” durante il quale, non solo ha dribblato il ruolo di “donna cannone” in extremis, ma ha dato prova ancora una volta delle sue avvilenti doti canori, di un talento eccezionale nell’usare il play back e delle sue ormai tramontate abilità di ballerina ormai afflitta da sciatica cronica.
Mariah Carey, altra cantante che ingrassa solo a guardare il frigorifero e che si vede raramente le dita dei piedi, combatte da anni strenuamente i suoi problemi di linea, passando spesso e volentieri sotto le forchette caudine e nascondendone i danni con guaine foderate d’amianto alla Mazinga, calze contenenti per tapiri dalla gualdrappa, tubini di tessuto elastico che stritolano le forme e bloccano la circolazione ispirati al concetto del sarcofago da tortura de “la vergine di Norimberga” e una dietologa che si è fatta le ossa come assistente del dottor Mengele ad Auswitchz e che sembra sia stata defenestrata dal marito della cantante, lo sconsolatamente privo di talento Nick Cannon che pare gli abbia fatto scoprire finalmente la gioia delle banane al cioccolato di ciccioliniana memoria.
E veniamo a Christina Aguilera.
Dopo averci turbato i sonni per anni con completini da prostituta post atomica (il video di “Dirrty” un esempio per tutti), si era convertita e ripulita grazie al marito, brillantissimo business man, che l’aveva trasformata, da gatta selvatica dalla poderosa voce che era, in un interprete di grande valore con l’album “Back to basics”
Dopo il divorzio, Christina (che pare si sia data all’amore saffico), ha girato, per riprendersi dalla cantonata del suo ultimo album “Bionic”, il molto camp film “Burlesque” durante il quale pare sia stata nutrita solo con frullati di tenia e mantenendo una forma invidiabile, per poi presentarsi agli “America Music Award” in un tristanzuolo completoin paillettes nero che la rendeva luccicante e maestosa come la prua del Titanic nel porto di Belfast e una cinta in cristalli che sottolineava in maniera imbarazzante un punto vita da botte di acqua vite friulana ,dimostrando che sotto le forchette caudine ci era passata anche lei
Jennifer Lopez, già nata di suo con i fianchi e il sedere da cacciatorpediniere portoricano, visto che la genetica non è un’opinione, ha deciso di cavalcare la tigre e ha pubblicizzato i suoi attributi non modificabili tramutandoli in attrattiva. Certo, lontani sono i tempi in cui si presentò, scollacciata e scosciata, in Versace Atelier diventando il sex symbol degli anni 90 in uno dei primi abiti disegnati da Donatella, ma all’epoca usciva con Puff Daddy che, sono sicuro, le teneva la bocca occupata spesso e volentieri, quando non la coinvolgeva in romantiche risse a mano armata nei locali di New York, e quindi tempo per mangiare ne aveva poco.
Ma adesso che è sposata con quello sfigato sacco d'ossa di Marc Anthony che pesa un terzo di lei, i suoi passaggi altalenanti sotto le forchette caudine vengono comunque mitigati a colpo d’occhio dai fianchi e dal sedere che, volente o nolente, fanno parte de suo trasbordante DNA.
Anche Beyonce sembra afflitta da problema della forchetta caudina, ma lei ha, oltre che la struttura ossea di un tirannosauro, il fisico ridondante da bella del Sud che tiene a bada ricorrendo spesso e volentieri alla famigerata “dieta del pepe di cajenna”, l’estrema unzione delle star prima di un evento “red carpet”.
Poi c’è Oprah Winfrey, la più grande e famosa “anchor woman” nonché una delle donne più potenti degli Stati Uniti. Nata grassa e sempre sotto gli occhi di tutta America, la poverina si arrabatta tra diete di ogni tipo per combattere una costituzione nata per i campi da rugby e non per le atmosfere rarefatte della televisione. Anni e anni di paurose oscillazioni di peso seguite con trepidazione dalle casalinghe di ogni stato. Tra poco andrà in onda l’ultima puntata del suo decennale talk show e finalmente potrà rilassarsi. Fin quando qualcuno non le farà un bel ricamo a punto croce sulle belle, ritoccate e turgide labbrone per cucirle la bocca una volta per tutte.
Quindi, come avete visto, non siete sole e sotto le forchette caudine ci passiamo prima o poi tutti.
E se il vestito di capodanno vi fa sembrare il dirigibile “Lindemburgh” precipitato in un mare di lamè luccicante, fatevi un favore: perdonatevi, compratevi un bel tutone di ciniglia, buttatevi sul divano senza farvi prendere dallo sconforto e tramate la vostra rinascita di “cerbiatta di primavera” che vi farà tornare più belle e in forma che mai in brevissimo tempo.
La speranza è l'ultima a morire.
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