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Giovedì 14 Ottobre 2010 11:16
Parigi: Primavera-Estate 2011 prêt-à-porter
Si e' visto tutto e il contrario di tutto, con alcune collezioni completamente prive di ispirazione, e tante idee stucchevoli che proseguono un discorso iniziato nella stagione passata.
Si parte con Guy Laroche, dove il rombo di motociclette che partono stridendo sull'asfalto fa da colonna sonora al grigio e nero in stampati alla Paul Klee, costruendo le basi per rigidissimi abiti dai tagli asimmetrici e inaspettati, o in cortissimi pepli rossi drappeggiati in morbido chiffon.
Da Rochas, storica maison, le linee sono mantenute pulitissime e classiche, il color zafferano fa timide comparse tra abiti bias cut con gonne amplissime in toni neutrali, in un classicismo che non ha confermato la spinta innovativa della scorsa collezione.
Ennesima conferma di originalità da Balenciaga, dove Nicholas Ghesquiere esula dai contorni della figura, incapsulandolo il corpo in carapaci di tessuti rigidi stampati in pied de poule macro, e reinterpretando in chiave moderna una donna gamine che pesca nel guardaroba dell'uomo gilet riveduti e corretti e pantaloni scostati dal punto vita.
Christophe Decournin, mente creativa di Balmain, prosegue il discorso rock anni 80, che inizia ad essere obsoleto, proiettandolo in una versione moderna con pantaloni affusolati, tessuti jeans delavee'e distressed decorati da borchie e spille da balia.
Spettacolare collezione da Ric Owens, dove sacerdotesse di ispirazione Star Trek incedono in gonne lunghissime e affusolate nei toni del grigio avorio e nero, quasi fossero vestali di una setta spaziale, accoppiandole con top e giacche di un inedito strutturalismo e rigidità dove il collo è comunque l'asse portante di variazioni sul tema.
In partenza per crociere immaginarie, le marinarette di Dior, dove il brio e la leggerezza si uniscono in mise portabilissime blu bianco e fucsia, esprimono una femminilità da pin up retrò che bilancia l’onnipresente giaccone da “capitani coraggiosi”, mentre la notte si trasformano in gitane con caftani dal sapore hippy.
Maison Margiela propone una siluette che sembra ispirata alle bambole di carta da ritagliare, con effetti devastanti sulla figura femminile, anche se si fa apprezzare l'originalità dell'idea.
Mescolanza abbastanza eterogenea di stili e intuizioni dalla Westwood: si va da baby doll di linea vagamente squadrata a crinoline per la sera e mix di stampati; Yamamoto, sempre fedele al suo look etereo, propone una collezione dove il nero regna incontrastato su tuniche dai mille volumi costruiti e completate da enormi sciarpe effetto sarong infilate in bretelle top e corsetti.
Altra lezione di classe equilibrio e vestibilità da Lanvin, dove Albert Elbaz crea abiti che brillano per portabilità e che rendono la donna leggera e sinuosa servendone il corpo e alleggerendolo con ampie gonne di chiffon di seta a rivelare le gambe.
Viktor & Rolf hanno stupito per una collezione tutto sommato abbastanza portabile (benché l'abito bianco finale a multi lame di tessuto effetto corazza di armadillo sia stato concepito per una sposa con uno audace senso dello stile) che ha fatto della manica e dei polsi l'asse portante di abiti dove il bianco, il blu e il rosso dominano incontrastati.
Miyake, quasi una rara avis in questa stagione, gioca con i grafismi in bianco e nero e rielabora ancora una volta il suo leggendario plisse in tessuti che assumono forme tridimensionali in cerchi e ventagli.
Scolarette orfane e depresse da Comme des garcons, dove grembiuli in spesso taffettà nero a pieghe a metà polpaccio hanno dei giochi di ampiezza extra large di tessuto sulle spalle come se fossero flosce ali in cui certamente la gentile brezza della primavera non soffia.
Di tutt'altro andazzo le donne di Gaultier che sembrano uscite da una banda metropolitana di Tokio con giacche strizzatissime dalle spalle aguzze come fossero una versione moderna della corazza da samurai.
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