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Il capodanno degli italiani a Miami Beach

“Signora, posso prenotare un tavolo per la notte di capodanno alle 21:30 per diciassette persone?”. Mia madre, proprietaria del ristorante “La lupa” in Lincoln Rd, nel cuore di Miami Beach, fissò attonita il distinto signore milanese che aveva appena parlato.
Era il 17 agosto, e fuori c’erano 39 gradi!
Il governo Monti, le recessioni economiche, tasse altissime ed incremento del costo della vita: gli italiani, quando si tratta di vacanze, non ce la fanno proprio a rinunciare perchè forse più di ogni altro popolo hanno fatto loro il famoso aforisma di Oscar Wilde “Posso rinunciare a tutto tranne che al superfluo”.
Salto temporale in avanti: 27 dicembre. Dopo le memorabili abbuffate di Natale, mi chiedo quanta gente sia rimasta in Italia visto che  sono tutti qui inviando messaggi, telefonando e scambiando   numeri nuovi e, soprattutto, cercando di capire dove andare per poter dire “Io c’ero”.
La frenetica corsa, le centinaia di mms e, tanto per non perdere l’abitudine, le chiamate all’amico di un amico di un’amica che gli ha consigliato il ristorante “Fuego de Chao” oppure “Zuma”, diventano affannose.
Una volta individuato il dove, partono in quarta con le  le italianissime “bustarelle” alle hostess dei ristoranti che prendono le prenotazioni per assicurarsi il tavolo, che a sentir loro li metterà in pole position.
Ignorando il fatto che gli americani hanno affinato la tattica delle prenotazioni riservando in 10 ristoranti diversi, non disdicendone nessuno e presentandosi ad uno.
E così, tra uno struscio (altra abitudine italica) e una salto veloce a Bal Harbour, il mall extra lusso,  per andare a vedere se magari riesce a prendere la Kelly da Hermes, un aperitivo al Segafredo e una giornata intera spesa a Sawgrass Mill, l’outlet più grande della Florida da dove ritorna stracarico di buste, l’italiano si prepara per la notte del duello mondano: il Capodanno.
Le liste del “Liv”, “Space”, “Mansion”, “Arcadia” sono piene di nomi insospettabili, gente che ha dichiarato 500 euro di reddito al fisco, ma che ha accettato senza battere ciglio i 10000 dollari di caparra per prenotare il tavolo.
Una delle cose più divertente degli italiani a Miami è che appena arrivano subiscono due metamorfosi ben distinte. O si irrigidiscono nella loro italianità atteggiandosi tutti a Miuccia Prada e Giorgio Armani (giacche con bermuda, pashmina e Hogans per lui, piumini Moncler senza maniche e ballerine di Giuseppe Zanotti per lei) o si fiondano con rudimentale cupidigia su ogni nuovo trend che non avrebbero mai il coraggio di indossare  nella propria città (treccine, parrucche fucsia comprate da Rickys NY, costumi da bagno a stelle e strisce, stivali con micro bermuda jeans).
Le donne non riescono assolutamente ad evitare il confronto con le conturbanti bellezze latine, baciate dal sole perenne, che camminano esibendo sfacciatamente e naturalmente  abbondanti parti del corpo con  i famosi “culi alla J.Lo” fasciati in un’idea virtuale di gonna.
E da lì, litigate felliniane con i fidanzati accusati (giustamente) di avere la bava alla bocca alla vista di quei sederi cubani e/o o le tette di quell’americana. Gelosia import-export!
Il 31 si avvicina e l’ansia cresce. Le italiane chiamano altre italiane a Cortina, dove si festeggia non solo un altra fiera di vanità ma anche  il nuovo anno  6 ore prima, scambiando opinioni  e pettegolezzi , parlando già del prossimo ponte o delle vacanze di Pasqua .
Il tutto condito dal ritornello in pure esistenzialismo sartriano con telefonate di questo tipo: “Non sai che noia sempre le stesse facce…Sì stiamo al Cristallo per l’aperitivo, ma abbiamo una cena dopo a casa di questo…non so chi sia ma pare che ci siano tutti”, “Non ti ho raccontato che eri sera ho visto Linsdey Lohan. Non sai come sta combinata, poveraccia si è pippata anche l’anima”. “Poi è arrivato Jay Z che non mi ha staccato gli occhi di dosso. Aho! a me sti rapper neri m’attizzano. Se  non  c’era Mario già stavo a cena da “Scarpetta” al Fointanblu con Snoop Dog che invece se l’è rimorchiato la mia amica. Si quella invitata in barca da Lanny Kravitz”. Ad interrompere il coloritissimo rosario di pallonate giunge stentorea la voce di Mario: “Amò e attacca quer telefono, le intercontinentali costano”.
L’altro aspetto ilare delle italiane in trasferta a Miami è che appena arrivano, sentendosi sotto assedio dalle donne locali, si mettono immediatamente a dieta: “No grazie, io solo un insalata scondita possibilmente organica”.
Sperano che il tristissimo pasto non solo le aiuti a perdere peso ma che, unito alle mutande sexy di Victoria's secret di cui hanno fatto man bassa, le trasformi in 48 ore in Adriana Lima.
Ci sarebbe da rispondere: “Ma se ti sei rimpinzata di pandoro intinto nel latte con tanto di goccia scolata nel pigiama fino a ieri??? Che dieta vuoi fare??? Abbraccia la tua italica cellulite e stai serena no? Tanto il fidanzato tuo mica scappa con una cubana, visto che il passaporto ce l’hai tu e la casa è intestata a te, quindi rilassati!”
31 dicembre: dopo essersi rovinati le vacanze cercando il tavolo giusto al ristorante giusto, perchè si sa, l’italiano prima mangia, “fa capodanno” e poi ci pensa, comincia una mobilitazione di truppe che manco sulla linea Maginot.
I più presuntuosi, dopo il cenone a 700 dollari a persona da “Casa tua”, hanno il mega tavolo al “Liv” possibilmente vicino a quello di Kayne West. Tavolo che, come già accennato, è costato svariate centinaia di dollari in mazzette al direttore (la micro corruzione è un import di cui andare fieri) e che occuperanno con pomposa prosopopea dopo aver fatto migliaia di telefonate per cercare di accaparrasi la cocaina con tono tipo “Senti un po’, maaa....tu non conosci nessuno per comprare un paio di grammi di roba buona?”
I più coraggiosi si preparano per l’arena degli indomabili, lo “Space” dove, sempre previa prenotazione, hanno il tavolo nella superselezionatissima Vip comandata da Tiffany, l’onnipotente  manager, e dove piombano in gruppo.
Poi, chiaramente, al momento del conto c’è chi fa sempre il vago e infatti  mancano  i soldi. Questo rituale di capire chi ha marcato visita economicamente parlando, li terrà impegnati fino alle prime ore del pomeriggio fino a quando le fidanzate intoneranno il peana “Amore mi fanno male i piedi, torniamo in albergo!”.
E giù altre litigate perchè gli uomini vogliono restare e fare cordata con l’amico che si è accaparrato il telefono della venezuelana che miagola due tavoli più in là e che pare abbia una casa  pazzesca al “Murano” dove proseguirà la festa.
Ma finalmente ritornano negli alberghi che, tanto per non farsi mancare niente, si chiamano “Delano”, “Shelborne” o “Setai”.
Dopo una serata a giocare ai miliardari che comporterà, se non un prestito in banca, per lo meno il tirare la cinghia fino a Pasqua, gli italiani, con l’ultimo barlume di energia rimasta, chiamano casa per dire a mamma, che furbescamente sta giocando a sette e mezzo con  zia Pina e le sue amiche, per dire: “A mà ...Certo Miami è sempre Miami!”

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