Perchè una personcina raffinata e carina come me, insieme ad Erika Norell, una delle drag queen più famose degli Stati Uniti, si preparava per andare in mezzo a tutti quei cappelli e stivali da cowboy?
L’unico motivo che poteva indurmi ad avventurarmi nel “Lone Star State”, il Texas, era la celebratissima mostra su Jean Paul Gaultier, concepita dal “Montreal Museum of Fine Arts”, da dove è partita, e che dopo Dallas proseguirà per San Francisco seguita da Rotterdam e Madrid. Quindi, carico delle mie memorie su Sue Ellen e Jr - che verranno contraddette dallo chic senza tempo delle donne texane che ho avuto modo di conoscere - dopo un avventurosissimo viaggio in macchina in cui avevo sciaguratamente lasciato Erika - temporaneamente senza corona in testa per qualche titolo nazionale vinto - guidare sulle immense freeways - arriviamo al “Dallas Museum of Arts”.
Prima di iniziare a raccontarvi le meraviglie di quella che attualmente è considerata una delle mostre monografiche più trionfali mai installate, vorrei aggiungere che non mi meraviglio facilmente. Ma non mi sarei mai aspettato uno splendore di questo livello.
Ho subito l’impressione che non sarà la classica esposizioni di abiti quella che mi accingo a recensire, quando nella prima sala tutta immersa in un celeste idilliaco dedicata alle varie incarnazioni della Vergine Maria e alle sirene, vedo che su ogni manichino era proiettata l’ologramma di un volto dando l’inquietante sensazione che fossero vivi.
La mostra, che mescola le esperienze stilistiche di Gaultier dai tardi anni 70, ispirate al punk, agli abiti di alta moda, di scena e pret-a-porter, per un totale di 140 pezzi, da l’opportunità al visitatore di sperimentare da vicino il lavoro maniacale messo nei capolavori haute couture - quello da ballo con la pelle di leopardo ricamata in cannottiglie di jais ha richiesto quasi 2000 ore - e la passione e la creatività fulgida di quello, che per anni, è stato chiamato “enfant terribile” della moda francese.
Dopo gli abiti di ispirazione religiosa che aprono la mostra, un’intera sala è dedicata al corsetto, fonte di eterna ispirazione per Gaultier e dove sono esposti anche quelli-ormai sbiaditi indossati da Madonna (il completo da amazzone sadomaso indossato durante il “Confessions tour” sarà nella sala successiva) nell’ormai lontano “Blond ambition tour” con i disegni preparatori originali. Sembra quasi impossibile che dai tempi del famoso reggiseno a cono indossati dall’ormai più che cinquantenne cantante siano passati 20 anni...
La camera successiva svela altri gioielli, come la tuta anatomica disegnata per il tour di Mylene Farmere, la guepiere in ossi di cristalli swarovski neri di Dita Von Teese e tutta una serie di vetrine dalle cornici in neon rosso fuoco che mostra l’intercambiabilità e contaminazione dei capi classici tra maschile e femminile.
Nella terza esibizione, che richiama con le sue mura bianche coperte di graffiti in mattoni bianchi una metropolitana, i lati sono occupati da una serie di abiti, ispirati dal punk.
Tuttavia, la parte del leone in questa parte della mostra la fa una gigantesca passerella centrale dove vari manichini si muovo in circolo come per il finale di una sfilata di moda.
Abiti preparati per i vari film di Almodovar e i tour di Kylie Minogue e uno spazio multimediale composto da una gigantesca parete composta da decine di televisori che proiettano filmati di concerti e sfilate, ci preparano agli splendori dell’alta moda di Jean paul Gaultier che ci attendono. Non a casa questo spazio espositivo è anche quello più luminoso di tutta la mostra per dar modo di vederne gli infiniti dettagli.
Dal già citato abito leopardo a quello da sposa -mascherone Maori in tulle plissettato, dai completi da rabbini chic fino a quelli indossati da Bjork, all’abito da sposa con giacca da ussaro che si trasforma in un’immensa gonna e il copricapo da indiano in piume bianche, gli occhi sono colmi di una meraviglia che ci rivela ancora una volta come la mente umana sia concepita per la creazione del bello.
Ultimo splendore un piccolo oblò dal quale si può ammirare un copricapo a forma di nave brigantino in perline rosse...come a simboleggiare che il viaggio in cui ci ha condotto Gaultier sia giunto al termine, o forse significa che la partenza è solo l’inizio e che dobbiamo ancora cominciare…











