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"La Dolce Diva" e il fascino del burlesque
Il fascino del burlesque approda al teatro. È stato presentato oggi lo spettacolo “La Dolce Diva” che andrà in scena al teatro Olimpico da 29 novembre al 5 dicembre. Diretto dal regista Matteo Tarasco, nel cast Claudio Gregori (Greg), Alessandro Casella, Lydia Giordano ed inoltre Miss Dirty Martini, dea del burlesque newyorkese.
Lo spettacolo è innanzitutto un omaggio alle notti romane, alla magia del cabaret, al surrealismo visionario di Fellini, al jet set, alle luci, a quella sete di vita che ha risvegliato gli anni ’50 dalla fine della Grande Guerra. Una notte del 1958, nel locale più underground di via Veneto, "Il Gatto Nero", sedotti dallo spogliarello ad arte della dea del burlesque. “La Dolce Diva” è anche un vero e proprio musical con danze e canzoni originali eseguite dal vivo accompagnate dalla IALS Jazz Big Band e dal corpo di ballo coreografato da Cristina Pensiero. Dichiara il regista Matteo Tarasco: «Si uniscono esperienze di natura diversa per crearne una nuova», in effetti, lo spettacolo prevede musical, burlesque ed ha una drammaturgia che rende lo spettacolo unico nel suo genere ed assolutamente da vedere.
Ironico e provocatorio, il burlesque ha oltre un secolo e mezzo di storia. Nasce in America e nel Regno Unito negli ultimi decenni dell’Ottocento dove le sue eroine erano vestitissime. Si narra che nel 1917, nello spettacolo dei fratelli Minsky, per un incidente ad una delle ballerine, si ruppe un gancetto del costume e finì col perdere in scena buona parte del suo abito: il pubblico fu entusiasta e l’”incidente” divenne parte integrante dello spettacolo. Negli anni ’60 era ormai trattato come un “reperto di spettacolo”, complice la liberazione sessuale apportata dal femminismo, il pubblico preferì altre forme di intrattenimento al burlesque. Il new-burlesque è tornato sulla scena a partire dagli anni novanta, sull’onda della moda legata alla cultura vintage. Diverse star come Madonna, Christina Aguilera, Gwen Stefani, Lady Gaga, si sono ispirati alla cultura del burlesque, ma adesso l’ottica è differente: la donna post-femminista, più consapevole di sé lo reinterpreta «ad uso di se stessa e non per il piacere della seduzione maschile».
Claudia Romano











