Ci siamo. Le festività più temute dalle donne di tutto il mondo sono arrivate anche quest’anno con il loro carico letale di mega cenoni da 30 portate, valanghe di parenti invitati nuovamente il giorno dopo per smaltire gli avanzi e, se non bastasse, anche il giorno successivo, cocktail in ufficio, tombole varie con ingrassatissimi bruscolini per coprire i numeri usciti, riffe di Sant’Antonio, torroni dal voltaggio calorico misurabile in megatoni, la micidiale frutta secca e dolci, dolciumi, calze della Befana, intingoli, sughi e fiumi di alcool a irrorare banchetti in cui la crapula di trimalcioniana memoria regna.
E il vostro tubino di maglina scintillante di lurex che avevate in mente di indossare per festeggiare il nuovo anno con il “lui” di turno (afflitto da alitosi dal giorno del cenone da mammà che lo vede sempre magro) sognando di lasciarvi baciare sotto il vischio mentre vi accarezza i fianchi svelti e scattanti da gazzella si allontana sempre di più.
E, a meno che il fidanzato non sia un fan dell’architettura islamica e lo renda felice vedere il vostro stomaco inguainato nel lurex imponente come la cupola della moschea di Damasco, dovrete optare per un altro look, che contempli possibilmente l’elastico sul punto vita, mentre cercate disperatamente di fuggire dai carboidrati, che vi inseguono braccandovi come una povera volpe incalzata da una muta di cani ululanti nella brughiera inglese.
A questo punto avete due possibilità: o partire il 15 dicembre per il monastero di clausura a Donnafugata a vigilare, in digiuno, la tomba della beata Corbera come ne “Il gattopardo” o scappate con l’idraulico venuto ad aggiustare una provvidenziale falla (che avete provocato) il 30 dicembre, oppure non vi resta che passare sotto le forchette caudine.
Non vi preoccupate, non siete le sole.
Anzi, siete in buona e nutrita compagnia.
Sotto le forchette caudine ci siamo passati un po’ tutti, ma la gran parte di noi sfortunatamente non guadagna milioni di dollari, e quando ci ingrassiamo proviamo disperatamente ogni dieta possibile e immaginabile sperando di trovare presto quella miracolosa che ci faccia perdere peso mangiando (Ah! beate illusioni!).
E mentre ci auguriamo che la collega che si rimpinza di porcherie rimanendo magra soffra almeno di alopecia possiamo riconsolarci con i seguenti casi celebri.
Britney Spears, nata artisticamente come sogno erotico di collegiale in calore, sogno di adolescenti brufolosi alienati dalle indomabili erezioni, dopo aver traumatizzato Justin Timberlake (che infatti dall epoca è rimasto, dice lui,single), si è sposata con l'abominevole Kevin Federline, uno dei pochi uomini per cui la sterilizzazione dovrebbe essere obbligatoria come i gatti randagi e sarebbe dovuta avvenire in culla visto che riesce, a giudicare dai pargoli che ha disseminato in tutta America, ad inseminare una donna solo guardadola. Intortandola con una doppietta di gravidanze a distanza di ore una dall’altra, ha trasformato quella che era una ninfetta pruriginosa e lasciva in un ruminante tibetano dalle cosce specializzate in scalate impervie e migrazioni attraverso gli sconfinati deserti della Mongolia, con uno strato di grasso tale da farle superare tranquillamente gi inverni per un paio di secoli.
Questo passaggio sotto la “forchetta caudina” è durato finché l’hanno rinchiusa in un centro di riabilitazione, dopo la spaventosamente celebre esibizione di “Gimme more” agli MTV e hanno buttato la chiave della sua stanza nelle paludi della Luisiana, infestate dai coccodrilli, a due passi dalla roulotte dove era nata.
Ed è uscita dalla agghiacciante sistemazione, sempre chiatta, ciangottante e svociata, ma un filino più magra per farsi sbattere sul palco del “Circus tour” durante il quale, non solo ha dribblato il ruolo di “donna cannone” in extremis, ma ha dato prova ancora una volta delle sue avvilenti doti canori, di un talento eccezionale nell’usare il play back e delle sue ormai tramontate abilità di ballerina ormai afflitta da sciatica cronica.
Mariah Carey, altra cantante che ingrassa solo a guardare il frigorifero e che si vede raramente le dita dei piedi, combatte da anni strenuamente i suoi problemi di linea, passando spesso e volentieri sotto le forchette caudine e nascondendone i danni con guaine foderate d’amianto alla Mazinga, calze contenenti per tapiri dalla gualdrappa, tubini di tessuto elastico che stritolano le forme e bloccano la circolazione ispirati al concetto del sarcofago da tortura de “la vergine di Norimberga” e una dietologa che si è fatta le ossa come assistente del dottor Mengele ad Auswitchz e che sembra sia stata defenestrata dal marito della cantante, lo sconsolatamente privo di talento Nick Cannon che pare gli abbia fatto scoprire finalmente la gioia delle banane al cioccolato di ciccioliniana memoria.
E veniamo a Christina Aguilera.
Dopo averci turbato i sonni per anni con completini da prostituta post atomica (il video di “Dirrty” un esempio per tutti), si era convertita e ripulita grazie al marito, brillantissimo business man, che l’aveva trasformata, da gatta selvatica dalla poderosa voce che era, in un interprete di grande valore con l’album “Back to basics”
Dopo il divorzio, Christina (che pare si sia data all’amore saffico), ha girato, per riprendersi dalla cantonata del suo ultimo album “Bionic”, il molto camp film “Burlesque” durante il quale pare sia stata nutrita solo con frullati di tenia e mantenendo una forma invidiabile, per poi presentarsi agli “America Music Award” in un tristanzuolo completoin paillettes nero che la rendeva luccicante e maestosa come la prua del Titanic nel porto di Belfast e una cinta in cristalli che sottolineava in maniera imbarazzante un punto vita da botte di acqua vite friulana ,dimostrando che sotto le forchette caudine ci era passata anche lei
Jennifer Lopez, già nata di suo con i fianchi e il sedere da cacciatorpediniere portoricano, visto che la genetica non è un’opinione, ha deciso di cavalcare la tigre e ha pubblicizzato i suoi attributi non modificabili tramutandoli in attrattiva. Certo, lontani sono i tempi in cui si presentò, scollacciata e scosciata, in Versace Atelier diventando il sex symbol degli anni 90 in uno dei primi abiti disegnati da Donatella, ma all’epoca usciva con Puff Daddy che, sono sicuro, le teneva la bocca occupata spesso e volentieri, quando non la coinvolgeva in romantiche risse a mano armata nei locali di New York, e quindi tempo per mangiare ne aveva poco.
Ma adesso che è sposata con quello sfigato sacco d'ossa di Marc Anthony che pesa un terzo di lei, i suoi passaggi altalenanti sotto le forchette caudine vengono comunque mitigati a colpo d’occhio dai fianchi e dal sedere che, volente o nolente, fanno parte de suo trasbordante DNA.
Anche Beyonce sembra afflitta da problema della forchetta caudina, ma lei ha, oltre che la struttura ossea di un tirannosauro, il fisico ridondante da bella del Sud che tiene a bada ricorrendo spesso e volentieri alla famigerata “dieta del pepe di cajenna”, l’estrema unzione delle star prima di un evento “red carpet”.
Poi c’è Oprah Winfrey, la più grande e famosa “anchor woman” nonché una delle donne più potenti degli Stati Uniti. Nata grassa e sempre sotto gli occhi di tutta America, la poverina si arrabatta tra diete di ogni tipo per combattere una costituzione nata per i campi da rugby e non per le atmosfere rarefatte della televisione. Anni e anni di paurose oscillazioni di peso seguite con trepidazione dalle casalinghe di ogni stato. Tra poco andrà in onda l’ultima puntata del suo decennale talk show e finalmente potrà rilassarsi. Fin quando qualcuno non le farà un bel ricamo a punto croce sulle belle, ritoccate e turgide labbrone per cucirle la bocca una volta per tutte.
Quindi, come avete visto, non siete sole e sotto le forchette caudine ci passiamo prima o poi tutti.
E se il vestito di capodanno vi fa sembrare il dirigibile “Lindemburgh” precipitato in un mare di lamè luccicante, fatevi un favore: perdonatevi, compratevi un bel tutone di ciniglia, buttatevi sul divano senza farvi prendere dallo sconforto e tramate la vostra rinascita di “cerbiatta di primavera” che vi farà tornare più belle e in forma che mai in brevissimo tempo.
La speranza è l'ultima a morire.