Redazione
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Sono attese ben cinquemila persone a Salerno provenienti da tutto il Sud! Dopo due settimane di incontri, dibattiti, concerti, addirittura matrimoni simbolici come quelli celebrati ieri all’ex area Salid, oggi l’orgoglio omosessuale abbandonerà il "villaggio dei diritti", allestito al Parco urbano dell’Irno, per fare di Salerno la città dei diritti. Alle 16.30 parte la parata finale del Salerno Campania Pride.Diretta twitter della parata su questo sito.
L' evento richiamerà in città centinaia di membri della grande e colorata comunità Lgbt del Sud e che è pronto a tingere di arcobaleno i viali del lungomare cittadino. Sarà lì, infatti, che sfilerà il corteo - che sarà capitanato da Vladimir Luxuria - per raggiungere piazza Amendola dove la grande manifestazione terminerà in musica.
Alla parata prenderà parte anche Alessandro Cecchi Paone e tanti politici salernitani tra cui il senatore Alfonso Andria, i consiglieri regionali Anna Petrone, Gianfranco Valiante e Donato Pica e diversi assessori e consiglieri comunali. Alle 19.30 è previsto il saluto finale del sindaco Vincenzo De Luca. E anche l’ex ministro Mara Carfagna ha voluto manifestare la sua vicinanza ai tanti partecipanti alla parata inviando ieri una lettera agli organizzatori dell’evento.
Nel frattempo, ieri, nell’ex area Salid, in tanti hanno gridato all’ unisono "Viva le spose" partecipando in maniera attiva - con tanto di lancio del riso e foto ricordo - ai matrimoni "in rosa" che si sono celebrati simbolicamente nel pomeriggio. Le prime a dire il fatidico "Si" - promettendosi amore, devozione, fede e rispetto - sono state due studentesse, Alessia e Simona, di 22 anni. Invece della fede nuziale un braccialetto di stoffa con la scritta "Just married" ha sancito l’unione "ufficializzata" dal consigliere comunale Emiliano Torre.
Poi è stata la volta di Angelica e Bianca, 24 e 21 anni, e poi anche di Rosa e Rossella, 58 e 53 anni, che, con il loro gesto hanno voluto lanciare un messaggio all’istituzioni affinché anche in Italia l’amore tra persone dello stesso sesso possa vedere un riconoscimento formale. Suggestiva la cerimonia a cui ha preso parte anche Sergio Cuomo, cugino del governatore dello stato di New York, Andrew Cuomo che da circa un anno ha introdotto nel suo municipio i matrimoni omosessuali.
Fumetti e omosessualità? Le mamme si schierano contro!
Sabato 26 Maggio 2012 14:16 Published in NewsFumetti ed omosessualità ancora un binomio che va a braccetto. L'iniziativa è delle case editrici Marvel e Dc Comics che non ha lasciato indifferenti i lettori. Qualcuno in particolare si è schierato contro in maniera decisa e provocatoria. Stiamo parlando dell’associazione cristiana "One Milion Moms", la stessa che aveva fatto di tutto per bloccare la vendita nei negozi Toys “R” Us del numero di "Life with Archie" con la storia di un matrimonio tra gay. L’associazione è tornata alla carica ed ha pubblicato una lettera rivolgendosi direttamente a Marvel e Dc Comics. Nel loro intervento d’urgenza (non è passata nemmeno una settimana dal boom mediatico scatenato dall’annuncio del matrimonio gay in casa Marvel) hanno sottolineato che I bambini vogliono assomigliare ai supereroi e per questo si divertono ad imitarne le azioni, indossando persino i costumi.
Ecco cosa scrivono: “Riuscite a immaginarli dire “voglio un fidanzato o un marito come fanno gli X-Men?”. Questo è ridicolo! Perché gli uomini omosessuali adulti hanno bisogno di supereroi a fumetti come modelli di comportamento? Così non fanno nient’altro che indottrinare giovani menti plasmabili mettendo in buona luce questi personaggi omosessuali. Queste case editrici stanno pesantemente influenzando i nostri giovani, usando i supereroi per bambini per fare loro il lavaggio del cervello spingendoli a credere che la scelta di uno stile di vita omosessuale sia normale e desiderabile. Come Cristiani, noi sappiamo che l’omosessualità è un peccato (Romani 1:26-27).”
Anche in questo caso il primo obiettivo del gruppo di mamme è quello di far ritirare i fumetti dai negozi o di bloccarne la pubblicazione. Ritengono, infatti, i bambini troppo giovani per affrontare problematiche sull’orientamento sessuale e non vogliono che le case editrici confondano i loro figli.
Un manifesto contro l'omofobia scatena il disappunto della Provincia di Bolzano. I poster ritraggono due ragazzi (o due ragazze) in atteggiamento affettuoso con la scritta "semplicemente normale". A sollevare il caso è il consigliere di Unitalia Donato Seppi.
«Esiste davvero la necessità di sponsorizzare con pubbliche risorse campagne pubblicitarie in cui si espongono manifesti rappresentanti due uomini in chiari atteggiamenti omosessuali»? Seppi parla di una «inaccettabile campagna pubblicitaria». «Se l’omosessuale - aggiunge - va rispettato come chiunque altro non si giustifica la propaganda, seppure in forma indiretta all’omosessualità; ancora meno è accettabile che si possa considerare l’omosessualità come una ragione d'orgoglio; sia esso personale o riferito alla categoria».
Secca la replica delle organizzazioni per i diritti dei gay: «Evidentemente il consigliere Seppi è animato ancora da pregiudizi, e non si rende conto delle violenze cui spesso vengono sottoposte le persone omosessuali».
Rossi e Cabrini erano gay: Caressa denunciato da Ziliani
Sabato 26 Maggio 2012 13:43 Published in NewsTorna ancora un volta il calcio e legato ad esso l'omosessualità con una storia abbastanza ingarbugliata che vede coinvolti due ex campioni del mondo e due tra i giornalisti sportivi. Gli ex calciatori sono Paolo Rossi e Antonio Cabrini, i giornalisti Paolo Ziliani e Fabio Caressa.
Fabio Caressa, giornalista di Sky è stato accusato di diffamazione a seguito di una denuncia partita da un suo collega della Mediaset, Paolo Ziliani. A scatenare le reazione di Ziliani pare sia stata la lettura di alcune parti del primo romanzo del giornalista Sky, dal titolo "Gli Angeli Non Vanno Mai in Fuorigioco". Il motivo della denuncia, nello specifico, lo spiega lo stesso Paolo Ziliani, attraverso una lettera inviata al sito Dagospia, della quale vi proponiamo alcuni stralci: “Questa è la vita: essere accusati di avere scritto, sulle pagine de “Il Giorno”, che Paolo Rossi e Antonio Cabrini, ai mondiali di Spagna dell’82, s’inchiappettavano; che Rossi era il “marito” e Cabrini la “moglie”; che tutta la nazionale, capeggiata da Zoff e Causio, tentò di vendicarsi passando alle vie di fatto nei miei confronti, compattandosi fino ad arrivare a vincere il Mundial in reazione all’ignominia patita. Mica male no? Peccato che quel che racconta Fabio Caressa, numero uno dei telecronisti Sky, nel suo libro “Gli angeli non vanno mai in fuorigioco” (Mondadori), uscito in questi giorni con grande battage pubblicitario e presentato ovunque, dalle Librerie Feltrinelli a Radio Deejay, sia falso. Perché io al Mundial di Spagna dell’82 non c’ero nemmeno. Avevo 28 anni, ero arrivato al “Giorno” da pochi mesi dopo il praticantato svolto al “Guerin Sportivo” a Bologna, e mentre Rossi e Cabrini in Spagna trascinavano l’Italia al trionfo mundial io ero a Milano e mi occupavo, da ultimo arrivato nella redazione che fu di Brera e di Fossati, di calciomercato. […]Mettiamola così: poiché questa, per me e per mio figlio, una bella storia non è, né di calcio né di vita, la sola cosa che mi resta da fare è portare Lorenzo, mio figlio, con me in tribunale: perché veda come un’ingiustizia e un affronto, a cui ormai non si può più porre rimedio, possano almeno essere puniti. La favola del calcio raccontata a mio figlio, purtroppo, è passata per Fabio Caressa. Paolo Ziliani”.
Dopo la “minaccia” degli Stati Uniti di revocare gli aiuti finanziari, Lo stato africano Malawi rivedrà il corpus di leggi contro l’omosessualità. La Presidente Joyce Banda ha deciso infatti di abrogare le leggi contro gli omossessuali, suscitando due reazioni agli antipodi: rabbia e soddisfazione all’interno della popolazione africana. Il "ravvedimento" è una conseguenza del monito del Presidente Usa Barack Obama in seguito ad uno spiacevole caso pregresso che ha interessato proprio il Malawi: una coppia gay, Tiwonge Chimbalanga e Steven Monjeza, è stata condannata a 14 anni di carcere per sodomia dopo aver tenuto una cerimonia di fidanzamento tradizionale. Durante il processo, l’allora presidente Mutharika aveva definito l’omosessualità come “il male, qualcosa di terribile davanti agli occhi di Dio”. Successivamente aveva però 'perdonato' i due uomini, piegandosi sotto il peso delle accuse estere per la gravità della punizione. Barack Obama ha così deciso di riconsiderare gli aiuti economici per il Paese in base al rispetto o meno dei diritti dei gay: gli USA hanno dichiarato di voler utilizzare i loro aiuti economici (200 milioni di dollari ogni anno che vengono inviati al Malawi) come strumento di pressione sui Paesi che discriminano i rapporti omosessuali. La neo presidente Joyce Banda ha dunque prontamente annunciato al Parlamento che il governo abrogherà le leggi che discriminano le persone in base al loro orientamento sessuale, sottolineando che “queste leggi sono innaturali e indecenti”. Se questo avverrà, il malawi sarebbe la prima nazione africana a prendere in considerazione i diritti dei gay dal 1994, poiché il reato di omosessualità è ancora molto diffuso nel continente. La posizione della nuova presidentessa del Malawi potrebbe, però, cambiare la tendenza degli ultimi anni. Joyce Banda, che ha preso il potere dopo la morte improvvisa del suo predecessore Bingu wa Mutharika, si è dimostrata molto ricettiva nei confronti delle pressioni occidentali sul rispetto dei diritti umani. Questo nonostante la presidente, pur avendo un' estesa maggioranza parlamentare, si veda costretta a fronteggiare le chiese cristiane, ispirate al principio del timor di Dio, ed una popolazione profondamente conservatrice con la sua tradizionale ostilità verso l’omosessualità.
Ma l 'omosessualità è ancora tabù in molte zone dell’Africa: è illegale in 37 Paesi ed è vista come anti-cristiana e anti-islamica, nonostante le leggi contro i gay siano state introdotte dopo il colonialismo britannico: essere gay, attualmente, è un reato punibile addirittura con la pena di morte in Mauritiana, Sudan e in Nigeria settentrionale.
Prada e Schiaparelli at metropolitan: un dialogo mancato
Mercoledì 23 Maggio 2012 21:13 Published in Fashion
Dopo le folle oceaniche al Metropolitan Museum di NYC dello scorso anno per la mostra su Alexander McQueen, i pochi visitatori nelle striminzite sale della mostra "Impossible Conversation: Prada Schiaparelli" sono la dimostrazione lampante che non sarebbe stato possibile bissarne il successo. Non solo, il connubio Prada-Schiaparelli, seppur intellettualmente stimolante, soprattutto per chi si interessa di moda, non è certamente il più accattivante per le masse che considerano Snooki e Kim Kardashian muse di stile.Il motivo è molto semplice. Schiaparelli non è universalmente conosciuta, ma anche Prada, la cui pelletteria fa la parte del leone nell' immaginario collettivo è, per quanto riguarda gli abiti, altamente intellettualizzata e non ha il drammatico potere evocativo dello scomparso stilista inglese. Tutto questo sarebbe di facile soluzione se non fosse stato aggravato dall' approccio altamente elitario della mostra stessa e da una povertà numerica di capi, di cui soffre specialmente e inevitabilmente Schiaparelli. Si comincia con il filmato realizzato apposta per l' occasione da Baz Luhrmann, il registra di "Moulin Rouge" in cui Miuccia Prada conversa, talvolta in toni imperiosamente stalianiani con l’attrice Judy Davies che impersona Schiaparelli: "Non so perché, mi fa pensare, con tutto quel nero austero di sottofondo al "Nosferatu" di Marnau". Non essendo particolarmente belle nessuna delle due, il paragone viene abbastanza spontaneo. Vorrei evitare il tedio di spiegare le numerosissime sezioni in cui è stata suddivisa la mostra perché sarebbe troppo lungo e francamente poco interessante. L'unica di cui vale la pena occuparsi in quanto concettualmente avvincente, seppur nella resa espositiva abbastanza pasticciata, è la prima, chiamata "Waist up. Waist down: letteralmente “sopra e sotto il punto vita" in cui viene spiegato ancora una volta con un’operazione di cinematografia necrofila che all’ epoca della "Cafe society" di Elsa Schiaparelli, le donne vivevano sedute in ristoranti nightclubs e concerti, quindi l’importanza delle decorazioni era rivolta verso il busto. Mentre la dinamica donna di Prada vive e si muove nel terzo millennio in un mondo in cui le gonne, non più nascoste alla vista come succedeva ai tempi di Schiaparelli, hanno la stessa importanza del busto. Come si vede, l'idea portante di questa sezione della mostra era interessantissima. Nella messa in atto, rivela il grande paradosso che contraddistingue tutta la mostra: Elsa Schiaparelli creava haute couture, Prada no. Il che vuol dire che le incredibili giacche ispirate al sistema solare grondanti ricami, la perfezione dei tagli e la preziosità dei materiali, si scontrano con l' inevitabile semplicità delle decorazioni nelle gonne della stilista milanese. Più riuscita è la sezione dedicata al dialogo tra l'estro degli accessori di Schiaparelli e le scarpe-scultura di Prada in cui l'amore per l’esercizio creativo fine a se stesso, la deliziosa frivolezza del processo creativo lega il famoso cappello a forma di scarpa disegnato da Schiaparelli con l'aiuto di Dalì alle calzature ispirate alle macchine cromate degli anni 50 di Prada. L'impossibiltà del parallelo tra il lavoro di questi due talenti è fortemente evidenziato nel glamour spiccio e pratico degli abiti peplo di Prada a quello altamente glamour di Schiaparelli ma si riavvicina in qualche maniera nelle creazioni in cui i colori infantili vengono riproposti in un cambio temporale con il mondo degli adulti. Altri gioielli sono l'abito da sposa di Schiaparelli con il velo Medusa scintillante di serpenti in jais blu, la cappa che fu di Lady Mendl con i ricami ispirati ai gruppi marmorei delle fontane di Versailles e la giacca con il disegni di Jean Cocteau… tutti rappresentanti di un mondo gentile ormai scomparso con i quali si scontrano, granitici nella loro bruttura gli abiti ispirati agli stampati anni 70 che rappresentano uno dei talenti più grandi di Miuccia Prada: abbellire il poco attraente nella moda.
E' in sala fino all'8 giugno al Salone Margherita a Roma "Conosci i Parker": uno spettacolo irresistibile, coinvolgente ed irriverente e irresistibile. Tra una discussione, un confronto e soprattutto tante risate aprirà la mente verso la vita di una famiglia molto particolare…
Regia di Stefano Messina. La storia ruota attorno a tre distinti nuclei familiari capeggiati dal patriarca Jhonn Parker, da poco sposato con la giovane argentina Julya, e dai suoi tre figli: Claudia con il marito Brad, Khurt insieme al suo compagno Mark e Dana, single pungente aspirante criminologa. Ultima ma non per importanza Amanda, una sorta di Crudelia Demon nonché ex moglie di Jhonn e madre dei suoi tre figli, donna terribile, sempre accompagnata dalla fida assistente Milly, personaggio davvero sopra le righe e costantemente complice della "padrona"Amanda. I componenti della famiglia Parker, con le loro vite così diverse, fanno parte di una nuova tipologia di famiglia, una famiglia moderna, allargata. Non solo leggerezza ma anche riflessione, quindi, su tematiche importanti come il matrimonio gay e l’adozione che meritano di essere trattate con maggiore attenzione e rispetto. In occasione della Giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia del 17 maggio lo spettacolo “Conosci i Parker?”, è stato pensato e presentato per contribuire ad informare e sensibilizzare l’opinione pubblica sul riconoscimento di pari diritti e pari doveri a favore delle coppie lesbiche e gay.
Un curioso melò dalle sfumature fetish "Hors les murs" ("Al di là dei muri") del belga esordiente David Lambert. L'innamoramento tra un barista di origine albanese, Ilir (Guillaume Gouix), e un giovane pianista bisex, Paulo (Matila Malliarakis), è messo a dura prova dai diciotto mesi di detenzione che attendono il primo e logoreranno la relazione al punto da far trovare a Paulo riparo sentimentale e non solo grazie al gestore di un sexy-shop che lo coinvolge in giochi bondage e leather. L'appeal del film risiede non solo nella spiccata carica erotica di due corpi che per esperienze differenti s' inebriano l'uno della carnalità dell'altro, ama anche in amori fiammeggianti, inquietudini esistenziali, un'intima alchimia che travalica la diversità: L'originalità della pellicola sta nel ribaltamento delle apparenza, più che altro svicolate da luoghi comuni: per una volta i giochi erotici leather non vengono associati a qualcosa di perverso, e lo stesso gestore appare molto più protettivo dell'apparentemente l'angelico Ilir che rivelerà un côté decisamente ombroso.
Se il simbolo è top secret, l'idea è senza dubbio vincente ed in fase avanzata! Una lista che nasca dal movimento omosessuale e parli a tutti di libertà individuali. Qual che conta è che i suoi promotori sono contro tutti i "partiti bigotti".
A mobilitare le truppe e lanciare l'idea di un Gay Party, che possa correre con un proprio simbolo alle elezioni politiche del 2013 è il Gay Center di Roma. Sigla che scatena sempre e puntualmente il dibattito - anzi lo scontro - nel pianeta gay italiano. Da una parte l'Arcigay nazionale di Paolo Patanè, dall'altra il circolo di Roma e ancora il portavoce di Gay Center Fabrizio Marrazzo.
IForte di alcuni sondaggi Fabrizio Marrazzo si preparerebbe a coniare un simbolo di partito che porti bene in vista la parola incriminata, quella che spacca la politica italiana e che nessuno osa davvero pronunciare: GAY.
«Il 62% degli italiani sono favorevoli che una coppia gay che convive possa avere per legge gli stessi diritti di una coppia sposata. Il 43,9% concordano con l' affermazione che é giusto che una coppia omosessuale si sposi se lo desidera. Questi dati Istat danno la sveglia alla politica. Adesso non resta che sondare il favore degli italiani per un Partito gay, visto che i partiti oggi in Parlamento non sanno rispondere a queste istanze», dice Marrazzo, portavoce del Gay Center.
Il simbolo e il progetto vero e proprio restano top secret, ma chi ci lavora non starebbe guardando a sinistra. Anzi. Il modello che più attira i fondatori del Gay Party è un inedito mix fra le civiche alla Beppe Grillo e la Forza Italia del primo Berlusconi.
Una specie di "Forza Gay", dice qualcuno, che parli a chiara voce di libertà individuali, abbatta i moralismi e le bigotterie della politica italiana. A partire dal processo Ruby. Sono molti infatti a pensare che il nuovo partito gay non dirà affatto quel che ripetono da mesi a sinistra sul tema dell'utilizzatore finale. E che difenderà Ruby Rubacuori non in quanto vittima del drago, ma in quanto libera di disporre del suo corpo.
Un bel cortocircuito nel pianeta dell'associazionismo gay, in gran fibrillazione per le elezioni politiche in avvicinamento e, appunto, per il congressone di Arcigay che vedrà contrapposte almeno due mozioni e due visioni del futuro dell'associazione. Tutti a caccia di facce nuove per rappresentare le istanze degli omosessuali italiani nelle istituzioni.
Sermone Shock: "Chiudiamo i gay dentro un recinto, senza riprodursi si estingueranno"
Martedì 22 Maggio 2012 22:41 Published in News
Indignazione. Solo indignazione per le terrificanti parole pronunciate da Charles Worley pastore battista "un modo per eliminare i gay e lesbiche sarebbe quello di metterli dentro un grande recinto elettrificato di 80 o 160 chilometri così non possono uscire e nemmeno riprodursi". La sua farneticante proposta risale al 13 maggio scorso nella chiesa battista di Maiden, una piccola città della Carolina del Nord, lo stato che questo mese ha vietato con un referendum i matrimoni gay. Il video del violento sermone contro la comunità LGBT era stato postato inizialmente sul sito della Providence Road, poi secondo WBTV-TV è stato rimosso. Il filmato è stato poi postato su YouTube provocando l'indignazione di migliaia di utenti. Parlando ai fedeli, Worley ha detto: «Costruiamo un grande recinto...mettiamoci dentro tutte le lesbiche e lanciamo dall'alto il cibo. Facciamo lo stesso anche con i gay ma assicuriamoci che le recinzioni siano elettrificate in modo che non possano uscire... dopo pochi anni moriranno, non potendosi riprodurre». Un' associazione locale che si batte contro la discriminazione degli omosessuali ha invitato attraverso i social network la popolazione a partecipare ad una manifestazione di protesta, domenica prossima, davanti alla chiesa. «Dobbiamo riempire di gente la strada davanti alla chiesa per dire al mondo che l'odio non è benvenuto nella nostra comunità», si legge in un messaggio postato su Facebook dai «Cittadini della valle di Catawba contro l'odio». Il pastore, che ha ignorato le proteste, ha anche dichiarato che non voterebbe mai per un «assassino di bambini e un amante degli omosessuali», un implicito riferimento al presidente Barack Obama, sostenitore della libertà di aborto e dei matrimoni gay.











