GAYin.tv

Login Register Search
Displaying items by tag: omosessualità

Fumetti ed omosessualità ancora un binomio che va a braccetto. L'iniziativa è delle case editrici Marvel e Dc Comics che non ha lasciato indifferenti i lettori. Qualcuno in particolare si è schierato contro in maniera decisa e provocatoria. Stiamo parlando dell’associazione cristiana "One Milion Moms", la stessa che aveva fatto di tutto per bloccare la vendita nei negozi Toys “R” Us del numero di "Life with Archie" con la storia di un matrimonio tra gay. L’associazione è tornata alla carica ed ha pubblicato una lettera rivolgendosi direttamente a Marvel e Dc Comics. Nel loro intervento d’urgenza (non è passata nemmeno una settimana dal boom mediatico scatenato dall’annuncio del matrimonio gay in casa Marvel) hanno sottolineato che I bambini vogliono assomigliare ai supereroi e per questo si divertono ad imitarne le azioni, indossando persino i costumi.

Ecco cosa scrivono: “Riuscite a immaginarli dire “voglio un fidanzato o un marito come fanno gli X-Men?”. Questo è ridicolo! Perché gli uomini omosessuali adulti hanno bisogno di supereroi a fumetti come modelli di comportamento? Così non fanno nient’altro che indottrinare giovani menti plasmabili mettendo in buona luce questi personaggi omosessuali. Queste case editrici stanno pesantemente influenzando i nostri giovani, usando i supereroi per bambini per fare loro il lavaggio del cervello spingendoli a credere che la scelta di uno stile di vita omosessuale sia normale e desiderabile. Come Cristiani, noi sappiamo che l’omosessualità è un peccato (Romani 1:26-27).

Anche in questo caso il primo obiettivo del gruppo di mamme è quello di far ritirare i fumetti dai negozi o di bloccarne la pubblicazione. Ritengono, infatti, i bambini troppo giovani per affrontare problematiche sull’orientamento sessuale e non vogliono che le case editrici confondano i loro figli.

Published in News

La pubblicazione degli atti del seminario su "Omosessualità: nodi da sciogliere nella comunità capi" tenuto di recente dall'Agesci, scouts cattolici, ha prodotto un vivace dibattito. In particolare ha messo in all'arme le associazioni lgbt. Franco Grillini, loro noto portabandiera, dichiara: "Questi documenti finiscono per avere un effetto nefasto... E' da respingere l'ipocrita invito al silenzio e all'omertà sull'omosessualità." Giuseppina La Delfa di Famiglie arcobaleno invita i ragazzi ad uscire allo scoperto. "Siete migliaia con la divisa degli scouts e tanti e tante dei nostri militanti più agguerriti sono proprio passati da lì. Liberatevi adesso dall'ipocrisia e dai veli che vi soffocano". Parole che manifestano la contrarietà dei militanti omosessuali per alcune idee espresse nel corso del seminario.

Per capire sono importanti la relazione di padre Francesco Compagnoni, già assistente ecclesiastico scout, e le relazioni dei gruppi di lavoro. L'intervento di Compagnoni, dopo aver aleggiato alto su amore e sessualità, non poteva che planare sulle arcinote posizioni ecclesiastiche. "La Scrittura presenta la relazione omosessuale come grave depravazione. Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Il sesso ha primariamente funzione procreativa. Le persone omosessuali adulte nel ruolo di educatore costituiscono per i ragazzi loro affidati un problema educativo. Uno è il caso del capo omosessuale che non lo dà a vedere, diverso è il capo omosessuale che lo manifesta apertamente. Tolleranza non vuol dire che tutti i comportamenti abbiano uguale valore morale." Questi i concetti contestati dagli omosessuali, in quanto "sbagliati e disumani" e "fiera del pregiudizio".

Scorrendo, però, le relazioni dei workshop, che esprimono il pensiero dei capi-educatori, il giudizio si fa meno severo. In esse le perplessità sulla visione della chiesa sono forti in tanti partecipanti e tutti dichiarano che il problema non è affatto risolto. Alcune perplessità insorgono relativamente al servizio con i ragazzi... Possiamo essere ragionevolmente sicuri che affidando l'educazione di un ragazzo/a a una persona di orientamento omosessuale non influenziamo o modifichiamo lo sviluppo psicoaffetivo del ragazzo/a?" Imbarazzante e ridicola questa richiesta di castità quale garanzia di capacità educativa! A parte le posizioni ecclesiastiche, è pervicace la distorsione mentale che l'omosessuale sia un assatanato vizioso, privo di equilibrio, incapace di responsabilità e senso morale, pericoloso per la civile convivenza. Doti ritenute tipiche di chi vive il sesso 'secondo natura', quasi non si sapesse della quotidiana delittuosità di persone cosiddette 'normali'. Ideologia cui la chiesa dà il suo contributo e l'Agesci con il suo dubbio sulla capacità educativa dell'omosessuale non contrasta. Di più: impedisce un proficuo e rasserenante contatto diretto tra chi ne è oggetto ed i ragazzi, qualcuno forse tormentato dallo stesso problema senza alcun aiuto psicologico da parte di ipocriti pseudoeducatori.

Se, dunque, le zone d'ombra non mancano ad indurre critiche, non tutto è negativo, in particolare l'impegno ad approfondire il problema. Gli scout cattolici si interrogano incessantemente sui temi importanti come questo.  Sono impegnati a riflettere su tutti i temi che interpellano il mondo dell'educazione. Dichiarazione che incontra la proposta di un "franco e aperto confronto pubblico" fatta dalle associazioni lgbt. Uno stimolo a quanto si muove nella base cattolica e tra gli omosessuali credenti, nell'attesa che seguano le salmerie episcopali.

 

Published in News

"Anche omosessualità è normale"  questo lo striscione che un attivista per i diritti gay ha srotolato dagli uffici del comune di San Pietroburgo. L'uomo  è stato arrestato. Fermato in base a una recente ordinanza comunale che vieta la "propaganda" a sostegno dell'omosessualità e la pedofilia, si chiama Vladimir Ivanov ed è un noto attivista pro-gay.

Il 4 maggio scorso, sempre a San Pietroburgo, un noto organizzatore di manifestazioni pro-gay, Nicolai Alexeyev, ha ricevuto una multa da 5mila rubli (130 euro circa) per lo stesso motivo.

Published in News

Primo condanna in base alla legge locale sulla propaganda gay. Per una corte di San Pietroburgo l'attivista Nikolai Alekseev, a capo dell'LGBT, ha violato il divieto cittadino alla propaganda dell'omosessualità. Il giudice ha multato Alekseev di 5.000 rubli, poco meno di 125 euro. Ma la decisione, secondo quanto dichiarato dallo stesso attivista, "gioca a nostro favore e ci offre grandiose possibilità presso la Corte europea dei diritti dell'uomo alla quale ci rivolgeremo al più presto".

La corte ha ritenuto che il picchetto in solitaria all'esterno del Municipio (l'edificio storico indicato come Smolny) lo scorso 12 aprile fosse propaganda delle relazioni omosessuali tra minorenni. L'attivista reggeva un cartellone con la scritta: "L'omosessualità non è una perversione. Perversione è l'hockey sull'erba o il balletto sul ghiaccio". "La condanna a me è una condanna a Faina Ranevskaya" ha spiegato Alekseev, tirando in ballo la più famosa attrice di epoca sovietica, la Paola Borboni di Russia. "Quanto era scritto sul mio cartellone era infatti una citazione della Ranevskaya". Quindi secondo il leader del LGBT, oltre ad essere ingiusta, la condanna è anche insultante per la memoria dell'attrice.

 

Per dimostrare la sua colpevolezza, il giudice ha letto diverse dichiarazioni di testimoni che hanno chiesto di punire Alekseev, asserendo che le sue azioni potrebbero essere dannose per i loro figli. Durante l'udienza Alekseev ha negato tutte le accuse di propaganda dell'omosessualità. Ha detto che voleva dimostrare che l'omosessualità non è una malattia e che gli omosessuali hanno gli stessi diritti delle altre persone.

Ma la situazione sta facendosi molto complicata in Russia. I deputati del consiglio comunale di Mosca stanno discutendo l'adozione di una legge anti-gay simile a quella già in vigore a San Pietroburgo. Non solo. Nella capitale hanno addirittura intenzione di ampliare il suo campo di applicazione, vietando ogni tipo di "propaganda sessuale", e spingendo l'iniziativa pure a livello federale. "A livello federale sarà difficile" ha risposto Alekseev . "Certo a Mosca, intendo a livello locale, tutto è possibile".

Ma il movimento per i diritti degli omossessuali non demorde: dopo aver accusato persino Madonna di aver tradito la causa, non avendo annullato il suo concerto a San Pietroburgo il prossimo agosto, la LGBT lancia la sfida con un doppio appuntamento. "Questo mese organizzeremo il gay pride a Mosca. Si terrà il 27. Lo faremo anche a San Pietroburgo - nonostante la legge - il 7 luglio", ha annunciato l'attivista, ben conscio delle ulteriori difficoltà che ci saranno.

 

Da sempre le componenti omofobiche della società russa si scagliano contro le manifestazioni dell'orgoglio omosessuale. Il precedente sindaco di Mosca, Yurij Luzhkov, le aveva più volte definite 'opera del maligno'. E ora le leggi anti gay rischiano di non fermarsi solo alla capitale degli zar. "Perché si stanno diffondendo queste norme? E' stata principalmente una campagna di Pr, in periodo elettorale. Ma non è una consolazione e faremo ricorso alla Corte europea".

Published in News

"Professionalmente stimo parecchio mister Cesare Prandelli e gli sono affezionato come uomo, ma non sono d'accordo con lui. Infrangere il tabù dell'omosessualità nel mondo del calcio è un'impresa difficile, direi quasi impossibile". Così l'attaccante dell'Udinese Antonio Di Natale replica a Prandelli della nazionale che, nella prefazione del libro di Alessandro Cecchi Paone 'Il campione innamorato', aveva invitato i calciatori gay a fare coming out.

Di Natale prosegue: "Mi chiedo: come potrebbero reagire i tifosi? Mica possiamo prevedere le reazioni di tutti. Mi dispiace, ma non condivido la scelta di rendere pubblica, almeno nel mondo del calcio, una situazione privata così importante. Il nostro mondo, sotto certi punti di vista, è molto complesso". Gli fanno eco, gli ex campioni Gianni Rivera e Antonio Cabrini. "Ognuno si organizza la vita come vuole, ma non sapevo neanche che nel mondo del calcio ci fossero dei gay, è una novità assoluta per me", dice Rivera. "Se c'erano giocatori gay ai miei tempi e non lo dicevano, potrebbero fare la stessa cosa adesso.

Non capisco a cosa possa servire dirlo in giro, mica gli eterosessuali lo vanno a dire in pubblico".

"Il coming out è a discrezione personale, ma è chiaro che il mondo del calcio non è proprio quello ideale per dichiararsi, porterebbe di sicuro dei problemi", spiega Cabrini. "Negli stadi c'è molta ignoranza sul tema della diversità, basta vedere come vengono trattati i calciatori stranieri. Si immagini che cosa accadrebbe se un giocatore in attività si dichiarasse, quale sarebbe la pressione mediatica sulla squadra, i compagni, l'ambiente". Unica voce fuori dal coro è quella di Diego Milito, il bomber dell'Inter.

"Condivido quanto dichiarato da mister Prandelli. Personalmente non mi  è mai capitato di percepire che un mio compagno vivesse con questo tipo di segreto. Ma, se così fosse, sarebbe sbagliato tacere. Sono sicuro che i tifosi, i compagni di squadra e gli sponsor amerebbero il calciatore fregandosene della sua vita privata, non farebbero mai e poi mai pesare una situazione simile".

Published in News
Il testo è firmato dal José María Simón Castellví, presidente della FIAMC
Riprendiamo nella traduzione italiana il comunicato pubblicato dalla Federazione Internazionale delle Associazioni Mediche Cattoliche (FIAMC) circa la polemica divampata in Spagna dopo l'omelia pronunciata in occasione del Venerdì Santo, dal vescovo di Alcalá de Henares, monsignor Juan Antonio Reig Plà.
La Federazione, cui sono onorato di presiedere, desidera informare il pubblico di buona volontà circa i punti seguenti:
1) I medici cattolici rispettano profondamente le persone omosessuali come tutte quelle di qualsiasi altra condizione.
2) I medici cattolici non condividono la pratica dell'omosessualità perché non è conforme ad una sana antropologia e con la Sacra Bibbia. L'omosessualità non è pro-natura.
3 ) La posizione scientifica dei medici cattolici si trova nel documento Homosexuality and Hope redatto dall'Associazione Medica Cattolica Nordamericana e adottato dalla FIAMC come uno dei suoi documenti ufficiali. Si può trovare in varie lingue sulla homepage della FIAMC www.fiamc.org.
4) I medici cattolici, come il vescovo Reig, lamentano i contenuti di alcuni libri di testo, i cui “insegnamenti” incoraggiano i bambini ad "esplorare" tutte le possibilità e le pratiche sessuali. Abbiamo motivo per considerare perversi questi insegnamenti e monsignor Reig ha assolutamente ragione nel condannare questi ed altri abusi nei confronti degli esseri umani.
5) I medici cattolici lamentano profondamente il fallimento degli stati moderni e delle istituzioni pubbliche sovranazionali nel combattere il turismo "sessuale", praticato con adulti e minorenni nei Paesi esotici.
Barcellona, 17 Aprile 2012
Dott. José Maria Simon Castellvi
Published in News
Vito Mancuso è teologo e amico del cantante Lucio Dalla, che è intervenuto nel dibattito, sorto dopo la scomparsa del cantante, in merito alla sua omosessualità e al basso profilo che Dalla ha sempre tenuto riguardo le sue scelte private. «Dalla - ha detto Mancuso in un'intervista a repubblica.it -, nella sua singolarità, ha fatto saltare tutti gli schieramenti perché non ha mai accettato di presentarsi al mondo riducendosi tutto alla sessualità. Per questo fa esplodere la logica di coloro che non pensano al singolo, ma alla parte o alla lobby».
Mancuso è poi tornato a specificare che «la Chiesa non condanna l’omosessualità in quanto tale, ma i comportamenti attivi in tal senso», aggiungendo subito dopo: «del resto l’omosessualità è interna alla Chiesa visto che ci sono parroci e vescovi che hanno questo orientamento». Invitato poi a rispondere sull'atteggiamento ambiguo della Chiesa nei riguardi dell'omosessualità, Mancuso ha risposto che ««una certa incoerenza è sempre presente a seconda che prevalga l’aspetto etico-dottrinario o la considerazione umana. Alla fine sono le decisioni dei singoli a spuntarla. A Mario Cal, suicida, o a Versace, omosessuale, non sono state rifiutate le esequie».
Published in News
Mercoledì 08 Febbraio 2012 10:10

Tel Aviv: omosessualità, da tabù a risorsa

Grazie alle strategie di comunicazione ad hoc messe a punto negli ultimi tre anni dal ministero del Turismo israeliano, Tel Aviv si attesta oggi come una delle capitali più gay friendly del Medio Oriente e del mondo.
La fama a livello internazionale cresce settimana dopo settimana, ed infatti Tel Aviv è stata presto ribattezzata come la “Barcellona israeliana”, in virtù della intensa movida notturna. Recentemente ha anche conquistato il titolo di “miglior città emergente per i turisti omosessuali” in un concorso sponsorizzato da GayCities.com ed American Airlines.
Tel Aviv, residenza della seconda comunità omosessuale al mondo, dopo quella di San Francisco, ha battuto anche metropoli come New York, Berlino, Toronto.
Il sindaco laburista, Ron Huldai soddisfatto ha dichiarato sul suo profilo facebook: «E' la vittoria di una città libera, dove ognuno può sentirsi orgoglioso di se stesso».
Secondo Thomas Roth, presidente di Community Marketing (centro di ricerca con base a San Francisco, che si occupa nello specifico del mercato gay), «il turismo arcobaleno contribuisce ormai per oltre il 10% all'industria del turismo israeliana, ed è un settore in crescita continua».
Per Adir Steiner, che ogni anno coordina la parata del Gay Pride, «Tel Aviv ha un grande appeal perchè è un'isola felice in una regione - il Medio Oriente - dove l'omosessualità suscita ancora reazioni diffuse di emarginazione e repressione».
Dopotutto, la religiosissima Gerusalemme è a pochi chilometri da Tel Aviv e lì ebrei ortodossi e arabi islamici osservanti, che rappresentano i due terzi dei circa 800mila abitanti, considerano l’omosessualità una malattia, una perversione da reprimere.
Nei quartieri ultra-ortodossi, come in quelli arabi, intolleranza e discriminazioni sono frequenti. I ragazzi che trovano il coraggio di fare coming out sono di solito costretti a tagliare i ponti con la famiglia e la comunità, e molti di loro finiscono in strada.
Published in News
La neo rivelazione di Hollywood Amber Heard, reduce dal film “The Rum Diary” dove ha diviso il set con Johnny Depp desta scalpore e  scopre i suoi lati più intimi rivelando la sua amarezza verso l’ottusità dilagante negli U.S.A.
Dichiaratamente lesbica, l’attrice non si esime dal difendere la sua storia d’amore ed in generale l’omosessualità: « Ho ammesso di essere gay. Da qualche anno ho una relazione con una donna, la fotografa Tasya van Ree. M’ innamoro delle persone, non di un sesso. Quello che ho amato delle persone è sempre stato il carattere, l’individualità. M’ intristisce che gli Stati Uniti siano così puritani, che qualcuno possa impormi un tipo di relazione rispetto a un’altra».
Published in Cinema
Dopo il suo recente coming out, Tiziano Ferro ha deciso di selezionare con cura e dosare le sue apparizioni in tv. Per il lancio dell’album “L’amore è una cosa semplice” aveva partecipato a “Che tempo che fa” di Fabio Fazio.
Ora, per il nuovo singolo – “L’ultima notte al mondo”, uscito dopo il successo de “La differenza tra te e me” - ha scelto “The show must go off”, il nuovo programma di La7condotta da Serena Dandini.
Grazie anche ad un percorso psicoterapeuta che lo sta aiutando molto, ha parlato in tv della sua ormai ufficiale omosessualità. La sua vicenda ha sicuramente dato coraggio a molti ragazzi gay. Durante l’intervista, Tiziano ha sottolineato come in Italia l’omosessualità sia ancora un tabù e che i più aperti mentalmente al massimo l’accettano. «Ma perché i genitori di un ragazzo gay devono “accettare” la sua condizione e non amarla? L’errore che si fa quando si parla dell’omosessualità – racconta il cantautore di Latina – è di considerarla una scelta e non un modo di essere naturale».
Tiziano ha poi affermato come l’omosessualità nel nostro Paese non sia solo un veto, ma venga considerata come una malattia invalidante: «Il problema per me è stato quello di condividere i sentimenti. A me la parola accettazione me fa un po’ incazzà perché mi sembra tolleranza, “te sopporto”. È la condivisone quello su cui mi stavo battendo nella mia vita. Non mi basta – ha aggiunto – che i miei amici o i miei genitori tollerino chi sono. Mi piace l’idea che lo amino, è diverso».
Published in Musica
  • «
  •  Inizio 
  •  Prec. 
  •  1 
  •  2 
  •  3 
  •  4 
  •  5 
  •  6 
  •  7 
  •  Succ. 
  •  Fine 
  • »
Pagina 1 di 7