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"Mogli, amanti, madri lesbiche" il nuovo libro di Antonella Montano

Potete trovare in libreria “Mogli, amanti, madri lesbiche. Sentimento, sesso, convivenza, maternità: le nuove sfide della coppia”, il nuovo testo di Antonella Montano, antropologa e psicoterapeuta. L’autrice passa in rassegna una molteplicità di questioni di scottante attualità e getta luce sui profondi cambiamenti sociali e sulle nuove sfide individuali che attendono tutti i giorni le donne e le loro partner: la sessualità lesbica, la relazione di coppia tra donne, il «matrimonio» omosessuale, la maternità, la fecondazione assistita, l’influenza della genitorialità lesbica sulla crescita dei figli, il punto di vista dei bambini. Il saggio si completa con una serie di testimonianze dirette di mogli, amanti e madri lesbiche, intervistate sul loro desiderio di costruire una famiglia e avere un figlio con la propria partner, e dimostra come sia ancora lunga la strada per giungere ad un adeguato riconoscimento dei loro sentimenti e della loro dignità di persone e di donne.

Gentilissima Dott.sa Montano, come nasce l’idea di ““Mogli, amanti, madri lesbiche”?
Nasce come prosecuzione del mio primo libro “E la notte non rimasero divise”, scritto nel 1997. Volevo, infatti, dare un seguito alla stesura di quel saggio e vedere come erano cambiate le cose nell’arco di 10 anni nel mondo dell’omosessualità femminile.  Alcune cose, in effetti, sono cambiate, ma altre, a ben guardare, sono rimaste identiche e pare quasi che siano immutabili. La storia di alcune mie amiche è cambiata. Molte di loro, infatti, hanno deciso di mettere su famiglia e fare dei bambini. Anche la parte sessuale e dello stare in coppia è stata approfondita; anche i giocattoli sessuali sono descritti nella loro evoluzione nel tempo, visto che i più moderni sono dotati persino di un ingresso USB, oltre che di nuove forme e materiali.

Dalle interviste raccolte, esiste, secondo lei, un pensiero e/o un emozione che accomuna i soggetti intervistati?
Si, l’amore. Oltre all’impegno per il superamento dell’omofobia interiorizzata che porta a voler realizzare quest’amore, con la costruzione di legami profondi e di un riconoscimento della famiglia. Le protagoniste del mio libro scelgono di vivere la propria vita, senza indossare alcuna maschera o nascondersi, non volendosi privare della possibilità di vivere una vita serena e libera dai sensi di colpa e dalle pressioni familiari, sociali, e morali. Ognuna di loro, con la peculiarità della propria storia, sceglie di amare, di realizzare i propri sogni e progetti, tra cui anche un figlio.

Negli ultimi periodi si registra un aumento degli atti di violenza per motivi razziali, tra cui l’omofobia, secondo lei qual'è  la causa principale?
La non conoscenza del diverso, la non accettazione, perché attraverso la recriminazione del diverso, noi costruiamo la nostra autostima globale, anche come società, non capendo, invece, che, se vogliamo intraprendere un percorso personale di crescita, lo possiamo fare solo attraverso la conoscenza della diversità. Molte donne lesbiche sono state cresciute ed educate in una società che le ha pensate e volute mogli e madri eterosessuali, prima ancora di poter riconoscere e affermare autonomamente la propria identità. “Amare una persona del proprio sesso è sbagliato, è contro natura, è peccato” sono solo alcune delle credenze e dei pregiudizi che la famiglia, la società e la morale trasmettono e impongono come sistema di convinzioni cui aderire.

Come giudica la decisione del Parlamento di non approvare la proposta di legge contro le discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere?
La trovo del tutto assurda, perché le più importanti istituzioni, quali la famiglia, la Chiesa, lo Stato, dovrebbero accettare le diversità e riconoscere a ciascuna di esse le rispettive peculiarità, ad esempio la famiglia e la Chiesa dovrebbero accettare con amore, piuttosto che osteggiare o etichettare come sbagliato, lo Stato dovrebbe costruire leggi per chi è “diverso”, in modo da poter garantire ai “diversi” e ai loro figli una tutela.

Pensa che l’UE possa in qualche modo favorire ed accelerare il processo di rinnovamento sociale, culturale e politico nel nostro Paese?
Penso che il nostro Paese abbia un grosso deterrente nella Chiesa, e per questo è difficile. Se ci fosse, però, un’imposizione da parte dell’UE di leggi obbligatorie a tutela del “diverso” che accomunano i vari Paesi, adeguandosi anche all’evoluzione dei tempi e dei costumi, allora vi si dovrebbe adeguare anche il nostro Paese.
 

Intervista a cura di Laura Adduci

Last modified on Martedì 20 Aprile 2010 14:29

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