Opera prima di Roberto Pellico “A pochi passi da te” è un libro avvincente ed appassionante che funge da lente d’ingrandimento su volti, emozioni, vite che s’incrociano abitualmente ma di cui spesso non si coglie l’essenza. Vite spezzate, vite affannosamente rincorse, vite che all’alba sfumano ma pur sempre vite che meritano il loro spazio ed hanno tanto altro da dire oltre all’ evidente apparenza.
Tutte tessute insieme con rispetto, cura ed audacia, trattate con sensibilità e riverenza avvolte dalla sincerità e dall’intelligenza della parola giusta al giusto posto. Una narrazione che traspira emozioni, che piega al ragionamento ed inevitabilmente allarga gli orizzonti
Il valore che Roberto aggiunge ai suoi personaggi, oltre all’autenticità della narrazione, è viverli lui stesso sulla propria pelle con accettazione ed eccitazione nello stesso coinvolgente vortice di suggestioni.
Il risultato? Il lettore viene risucchiato nella stessa morsa emozionale imparando un nuovo rispetto ed una nuova prospettiva con cui affacciarsi al mondo. Si parla di omogenitorialità, prostituzione, tradimento, amore e dolore. Un prezioso spaccato in cui ognuno di noi può identificarsi e riflettere apprezzando la spontaneità delle parole, degli sguardi, del dolore legati insieme dal prezioso filo conduttore della verità.
Cosa spinge a raccogliere in un libro storie “rubate qua e là” molto diverse tra loro ma estremamente significative?
I motivi sono vari. La curiosità. Il bisogno di raccontare. L’attenzione per alcune tematiche come i diritti delle persone lgbt. In definitiva, penso che fosse soprattutto la voglia di provare a far conoscere la normalità dei personaggi attraverso le loro storie. Volevo approfondire più da vicino quella quotidianità spesso sommersa da notizie più eclatanti e macchiettistiche che fanno audience in TV ma anche nella letteratura.
Si potrebbe intravvedere una linea di raccordo che lega fra loro le varie storie?
Certo. Anche se in maniera sottile, c’è un filo conduttore in tutte le storie. I personaggi sono legati tra loro da quel desiderio di riscatto, non solo della propria vita, ma di generazioni intere.
Perché decidi di intitolare il tuo libro con il nome che hai dato ad una storia?
Sandra è il personaggio più significativo. Non in quanto più importante di altri, ma perché racchiude in sé tutto quello che l’etichetta della diversità costringe a subire. C’è la sofferenza, il percorso, l’accettazione della propria condizione. Il superamento, di quella fase in cui è più facile considerarsi vittime che artefici del proprio destino. In questo senso Sandra è il mio eroe. Il messaggio positivo che la raccolta, nonostante i temi difficili affrontati, spero sia in grado di trasmettere. Ovvero quello che ad ascoltarci, ad ascoltare gli altri senza nascondersi, ci ritroveremmo tutti più consapevoli, a pochi passi da noi stessi.
Riesci a comunicare con fluidità i moti dell’animo in maniera semplice e naturale andando dritto al nocciolo della questione e colpendo, inevitabilmente le pulsioni più profonde…è stato difficile arrivare alla stesura dello scritto?
Qualcuno mi ha accusato di aver trascurato l’aspetto letterario, io credo di aver fatto comunque la scelta giusta. Una narrazione complessa e più misurata sarebbe risultata artefatta e poco credibile. Ho preferito lasciare che i personaggi si raccontassero e poi prendessero forma attraverso la mia penna. Nella stesura ho sempre avuto un punto di riferimento fisso, ho provato a immaginare come i personaggi avrebbero raccontato queste storie per iscritto se glielo avessi chiesto. Mi sono lasciato trasportare. Quello che è venuto fuori è il risultato di un lavoro che mi ha impegnato emotivamente per diverso tempo. Non ho mai avuto la pretesa di pensare che sarebbe piaciuto a tutti, ma ho cercato di fare del mio meglio affinché fosse autentico.
Superi i problemi di normale amministrazione e vai nel profondo, cercando di sviscerarne le problematiche e la loro gestione, è stato difficile? Descrivi le tue storie con profondo phatos e percepibile immedesimazione, ti è capitato di rispecchiarti in qualche situazione affine?
L’immedesimazione a un certo punto diventa inevitabile. Anche se ho cercato di sventrare le storie affinché non fossero influenzate dal mio personale punto di vista. Posso affermare di aver provato particolare empatia con papà Davide e papà Lorenzo. Sentivo le stesse sensazioni e mi riconoscevo in quel desiderio di essere riconosciuti dagli altri come una famiglia. Più in generale riflettevo sulla fragilità dei nostri legami di fronte a un incidente o al venir meno dei patti quanto l’amore finisce. Credo siano temi importanti che andrebbero affrontati politicamente con maggior riguardo e attenzione rispetto a quanto siano stati discussi fino ad ora.
Sensualità, tormento, smarrimento e disperazione; narri questo e molto altro. Qualcuno dei personaggi che descrivi ha letto il libro? E se sì quale è stata la reazione?
Molti dei personaggi di cui scrivo hanno letto il libro. Il ricordo più bello che ho, è legato a Sandra. Ricordo di aver atteso con ansia e paura il suo parere. Avevo il timore di aver affrontato con superficialità e qualunquismo la sua storia. Di non essere stato capace di assimilare in modo giusto le sue sensazioni. Fu molto concisa e di poche parole. Una volta finito di leggere il racconto mi scrisse soltanto poche parole: mi sono commossa. A quel punto ho provato un grande sollievo ma anche una grande soddisfazione.
Come definiresti il tuo libro? E cosa vorresti lasciare nel lettore?
Non saprei definire questo libro. Spero sia un libro per certi aspetti formativo, che aiuti a capire attraverso i personaggi che la discriminazione è frutto di pregiudizi. Se penso a cosa mi piacerebbe lasciare al lettore, come prima cosa mi viene in mente la speranza. E poi sarà, banale, ma spero che il lettore provi emozioni, che una volta chiuso il libro gli rimanga qualcosa delle storie che ha letto.
Riesci a modulare la scrittura ed il rispettivo registro in base alla storia, evitando sentimentalismi e facili stereotipi, lasciando vivide le emozioni e genuini i sentimenti. Grazie a questo il lettore stabilisce un contatto diretto con il personaggio. E’ un risultato voluto o casuale?
Il risultato è casuale e voluto allo stesso tempo. Nel senso che non ho cercato storie impossibili, mi sono limitato a guardarmi in giro e a raccontare di persone che ci circondano, quelle che potresti incontrare, come ho fatto io, da qualsiasi parte. Il tuo libraio di fiducia, un amico di infanzia o un collega di lavoro. La quotidianità nasconde storie sorprendenti. Quando non le vediamo è solo colpa nostra che non ci soffermiamo ad ascoltarle.
Paola Maria Tarasco











