Con l’espediente di un assassinio che funge da cornice per la trama del libro, “Zamel” di Franco Buffoni ed edito da Marcos y Marcos, si offre per un’interessante confronto di due visioni culturali differenti: quella di Aldo e di Edo.
Aldo, italiano che vive in Tunisia ed omosessuale alla “vecchia maniera”; Edo, scrittore ed attivista nel movimento lgbt per i diritti civili. Fra chiacchierate sulla spiaggia, seguiti da un fitto scambio di lettere, Edo cerca di convincere Aldo che non esiste colpa o malattia ma solo una libertà sessuale da affermare e diritti da acquisire. Dal confronto ne nasce dunque una rassegna in cui si ripercorrono diversi eventi della storia della cultura omosessuale passando in rassegna, per esempio, l’origine del movimento queer e del movimento lgbt in Italia.
Un po’ romanzo, un’ po’ saggio, Zamel è una lettura che svela il potere di uccidere delle parole.
Franco Buffoni (Gallarate 1948), vive a Roma. Esordisce come poeta nel 1978, ha pubblicato diverse raccolte di poesie, fra i suoi scritti ricordiamo “Più luce, padre. Dialogo su Dio, la guerra e l’omosessualità”, “Laico alfabeto”.
Perché il protagonista sceglie paradossalmente di vivere la sua omosessualità in una cultura che notoriamente la rifiuta?
Perché la cultura mediterranea non rifiuta affatto l’omosessualità. Semplicemente la concepisce in modo diverso rispetto alla nostra concezione “moderna”. Nella cultura mediterranea, machista, come in quella sud americana, “omosessuale” è solo il maschio passivo (lì detto puto, che al femminile significa prostituta). Il maschio attivo, nella loro concezione, può essere tale con maschi, femmine, fanciulli ecc, e rimane un maschio e basta. E’ con la nascita del movimento gay in Europa e in Nord America che comincia a non avere più importanza il ruolo che si svolge nel rapporto. E Aldo, il protagonista di Zamel, cerca in quell’atavica cultura ciò che in Italia non trova più: la chimera del maschio “vero” che sappia farlo sentire “donna”.
Aldo ed Edo rappresentano due culture differenti accomunate dall'omosessualità. Aldo è un omosessuale alla vecchia maniera a cui piace fare sesso, preferibilmente con uomini sposati, e senza chiedere diritti o altro; Edo, invece, è un attivista gay che cerca di dare consigli ad Aldo. Cosa cambia nel comportamento di Aldo per scatenare poi la reazione di Nabil?
Aldo dapprima si innamora del giovane Nabil, poi comincia a sospettare che a Nabil non piacciano le donne, perché a differenza degli altri ragazzi con cui si è sempre accompagnato, non ne parla, ed è sfuggente alle domande... Da qui il paradosso: invece di compiacersi del fatto che Nabil sia soltanto suo, Aldo comincia a sentirsi insultato come “donna”. Ovvio che si tratta di un culture-clash: ciascuno dei due rimane vittima dei propri cliché culturali: Aldo ha introiettato talmente tanta omofobia nella sua crescita da non poter pensare a se stesso se non al femminile; Nabil – che se l’”accusa” di essere omosessuale gli fosse stata rivolta in francese probabilmente non avrebbe reagito - diventa omicida nel momento in cui lo straniero pronuncia il termine volgare magrebino, appunto “zamel” – scatenando la sua “ira giusta” in difesa dell’”onore”.
Perché esser tacciato di "zamel" per Nabil è una offesa che scatena la violenza più efferata?
Perché nel Maghreb è il termine più volgare per definire l’omosessuale, naturalmente passivo (non esistendo – come ho detto - il concetto di omosessuale attivo). In arabo classico, invece, zamel (con accento sulla prima sillaba) significa “colui che sente freddo”. Il termine ricorre in alcuni versetti del Corano, in particolare quelli in cui Dio si rivolge a Maometto ordinandogli di destarsi e di procedere alla predicazione del suo messaggio. Nei primi giorni della rivelazione - trasmessa dall’arcangelo Gabriele al Profeta - infatti, questi - sorpreso e impaurito - tornava a casa e ordinava alla moglie di avvolgerlo nelle coperte, perché si sentiva “freddo” a causa della copiosa sudorazione causatagli dal terrore. Pertanto, nel Maghreb, maestri coranici e insegnanti evitano accuratamente di leggere i versetti contenenti tale termine per non suscitare ilarità e sconcerto tra gli allievi.
Zamel è anche un escamotage che trasforma un omicidio in una critica al movimento gay, è un momento di confronto fra due delle svariate sfaccettature che compongono la cultura LGBT. Cosa servirebbe ai diversi movimenti per cercare di allinearli e lottare per il riconoscimento dei diritti civili? Questa storia cosa ci insegna?
Questa storia ci insegna che l’omofobia peggiore e più radicata è quella che l’omosessuale - che non ha compiuto un cammino culturale di liberazione - prova anzitutto per se stesso. Occorre studiare, leggere, informarsi, emanciparsi attraverso una vera e propria full immersion nella cultura gay per affrancarsi dall’omofobia interiorizzata, incrostata negli anni, nei decenni. E della quale moltissimi non sono minimamente consapevoli.
Quanto ai movimenti in Italia mancano principalmente due cose (e qui mi rifaccio alla mia esperienza in Inghilterra): l’unità, perché in Italia ci sono molte sigle, con i narcisismi di molti capetti e capette che si combattono e finiscono per annullarsi. E la grinta: per ottenere bisogna combattere, alzare la voce, essere duri, determinati, rischiare (informatevi su chi è Peter Tatchell, per esempio). Occorrono molti outing, duri, decisi, spietati su preti, parlamentari, artisti, sportivi, che se ne guardano bene dall’essere solidali col movimento, anzi spesso addirittura lo contrastano. Ma poi “velati” vivono la loro omosessualità. Nel mio nuovo libro Laico alfabeto in salsa gay, in uscita in ottobre dall’editore Transeuropa faccio alcuni nomi.
Qual è il libro che consiglieresti a un giovane che ha scoperto da poco la sua omosessualità e cerca di capire sé stesso?
Gli consiglierei di attingere all’ampia bibliografia che ho messo in fondo a Zamel: testi storici, giuridici, letterari, poetici... secondo i gusti. E poi gli consiglio Laico alfabeto, che ho concepito e scritto proprio pensando a lui, suddividendo e semplificando i punti fondamentali della questione omosessuale oggi in Italia in 56 brevi voci, due per ogni lettera dell’alfabeto.











