Sono ben sette le nazioni dove l'omosessualità è considerata illegale e punita con la pena di morte e nello specifico, Iran, Mauritania, Sudan, Emirati Arabi Uniti, Yemen. Ottanta le nazioni, invece, in cui è punita con la prigione e la tortura. Questi sono luoghi dove non esiste quasi mai un movimento per i diritti gay, e dove è difficile sentire la voce di chi ogni giorno deve fare i conti con la propria sessualità. Philippe Castetbon, giornalista e fotografo francese, tramite siti web ha raccolto nel volume “Les condamnés” le fotografie e le testimonianze di uomini gay che vivono in paesi dove l'omosessualità è vietata dalla legge. L’autore ha chiesto loro una propria immagine a volto coperto, un brano di testimonianza personale in cui ognuno parlasse della sua vita e delle difficoltà di vivere la propria sessualità liberamente e la frase"Nel mio paese, la mia sessualità è un crimine" scritta nella propria lingua madre. Philippe Castetbon ha risposto alle domande di Gayin.tv:
Ti sei iscritto su dei siti web per incontrare persone omosessuali che hanno avuto dei problemi a esprimere la loro omosessualità liberamente. Come nasce l’idea di creare un libro che si basa su testimonienze e foto reali?
Quest’idea è nata quando mi sono iscritto su questi siti web e ho notato che c’erano delle persone con il volto coperto sulle foto. Da qui è nata e maturata l’idea di svelare questi volti.
In un anno hai contattato 600 uomini ma solo 51 hanno deciso di testimoniare, una percentuale bassa. Perché questo? È soltanto paura o c’è anche altro?
Paura. Pur mettendo una copertura al loro volto avevano timore che qualcuno potesse venire ad ucciderli. Per questo la percentuale è bassa.
Com’è cambiato il rapporto che questi 51 uomini avevano con le loro famiglie?
Solo per un ragazzo di Gaza il coming out con la famiglia non è sfocato in violenza. Lui mi ha scritto su internet, era preoccupato di parlare con il padre. Fortunatamente il giorno del suo coming out non c’era suo fratello perché, come mi ha detto, se no l’arebbe ucciso. Per esempio c’è un ragazzo della Liberia che si è dichiarato con la famiglia, è stato cacciato di casa, ha pianto molto. Ora si sta riavvicinando al padre e alla madre ma c’è suo fratello maggiore che vorrebbe rinchiuderlo in una clinica per curarlo.
In molti paesi l’omosessualità viene punita con la pena di morte o con maltrattamenti. Come può essere superato questo problema, solo con la fuga?
Sicuramente la pria cosa per loro è lasciare il paese, fuggire. Ma per noi che siamo all’esterno, l’importante è informarli sui loro diritti. La cosa fondamentale da fare è informare la gente. In molti appoggiano il mio progetto perché è informativo. Solo con l’informazione si possono combattere le piaghe sociali, come per esempio l’aids, nel mondo omosessuale.
di Paola Maria Tarasco











