È una storia realmente accaduta quella che ha ispirato Giacomo Pilati, giornalista nato a Trapani. Un pettegolezzo antico, la cronaca di una metamorfosi costruita intorno al curatore di una cava di Tufo nato donna ed a ventiquattro anni diventato uomo, indossando pantaloni, camicia e coppola fino a sposare una donna, Sara. Un uomo che però possiede il cuore di femmina e che sfida la natura e Dio stesso. Pino rappresenta la metamorfosi di una eroina che sfugge ad un destino di sottomissione destinato ad una femmina come lei e corona una passione d’amore verso una persona del suo stesso che le ha catturato l’anima dal primo istante in cui l’ha vista.
«La Viola è un pesce e lo ha voluto Dio. Quando è maschio si chiama Minchia di Re. Per amore diventa femmina e ha i colori del fiore. Torna di nuovo maschio dopo che l’acqua si è presa le sue uova.»
«Ma io sempre questa resto.»
«Tu devi solo morire un poco, per tornare a vivere come vuoi tu.»
In tre battute Pilati riesce a sintetizzare l’essenza di un romanzo stupendo ambientato in un’isola siciliana a cavallo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Un siciliano di inizio secolo che cattura e rapisce ad ogni battuta, un linguaggio denso di significati e di archetipi che tutt’ora sono radicati nella cultura di luoghi magistralmente descritti in cui il lettore si perderà con la fantasia. “Minchia di Re” è anche la storia di un territorio imbevuto di religione, arcaismi ed ipocrisie che vengono utilizzati a favore di chi ha il potere e la forza di usare i tabù sulla popolazione che vive a Cala Tramontana:
«Noi preghiamo perché lo vogliamo vicino quando abbiamo bisogno. Lui ci aiuta e noi accendiamo ceri in chiesa, lo portiamo sopra le spalle in processione. Ma lui ci aiuta perchè noi siamo potenti, e siccome lui fa quello che vogliamo noi, noi siamo più potenti di lui, perché lo abbiamo al nostro servizio.»
"Minchia di Re" racconta di un amore estremo in una Sicilia piena di pregiudizi. Se Pina nascesse nella società siciliana attuale, cosa differenzierebbe la sua storia da quella vissuta un secolo fa?
Sarebbe tutto molto diverso. Non ci sarebbe bisogno di una metamorfosi così eclatante, tanto da mettere a dura prova il sistema potere - verità. Il contesto storico à determinante, la Sicilia di fine 800 è una realtà particolare: da una parte la nascente borghesia illuminata e l'aristocrazia progredita, dall'altra parte il proletariato ignorante e sottomesso che aspira però ad un posto nella tavola dei nuovi ricchi. Perchè quando una rivoluzione soffia sulla società, c'è sempre un posto per le nuove classi sociali, anche quelle più basse. E allora bisogna darsi da fare per riscattarsi dal passato. Se Pina nascesse oggi - sono sicuro- prenderebbe il primo aereo e si trasferirebbe con la sua Sara in un posto più grande, metropolitano dove il sesso è solo un dettaglio e non c'è posto per questo tipo di distinzioni. Confusa nella nebbia, fra i miti della televisione e l'apparente libertà per tutti. No, in quel contesto piccolo, isolano, non avrebbe potuto vivere una storia così. Sarebbe andata via dall'isola.
Pina ha un rapporto contrastato con i genitori, in particolar modo con il padre. Pensi che le radici della sua omosessualità derivino da questo?
No, non credo. Pina ama Sara come lei avrebbe voluto essere amata dai genitori, dalla persone che le stanno vicino. In quel determinato periodo storico, i genitori accarezzavano i figli solo quando gli rimboccavano le coperte, con gli occhi chiusi dal sonno. I sentimenti avevano a che fare con il peccato, ma anche con la fragilità. Un genitore non doveva mostrare mai le proprie emozioni, la differenza fra loro - gli adulti- e il resto del mondo era proprio in questa linea d'ombra. Noi siamo Dei e voi dovete aspirare a diventare come noi. Perchè solo chi decide senza farsi trascinare dalle emozioni -roba da femminucce - è un vero uomo. Un leone che sa affrontare le leggi della giungla. Pina è una figurina capitata lì per caso, nel luogo sbagliato, nel tempo sbagliato. Lei è umana, ha i brividi e sente l'erba crescere dalla terra. Insegue altri doveri ed ama Sara alle sue condizioni come nessuno l'ha mai fatto con lei. Pina piccola è una monella fuori dal tempo. Quasi un fumetto capitato per caso nel pieno svolgersi di un dramma sociale e storico. Pina non è una brava bambina, non cuce, non lava, non aiuta a casa. Già nei paesi a dodici anni era tempo di pensare al matrimonio, di buttare l’occhio su un uomo da marito. Con la benedizione dei genitori. Pina è tutto il contrario di questo. Gioca con i maschi, va in bicicletta, ha le gambe sbucciate, è irriverente e sfacciata. Non è una che se le tiene. E’ nata nel momento sbagliato nel posto sbagliato. Sara è innamorata dell’amore di Pina. Pina invece vuole il suo corpo . Sono amori diversi almeno in principio. Pina è devastata dalla bellezza di Sara, vuole fra le mani i suoi capelli, i suoi baci solo per lei. Vuole tutto quello che le è stato negato dalla famiglia, le attenzioni, le carezze. E l’amore che nessuno le ha spiegato cos’è. Sara invece è innamorata dell’amore, del desiderio che le offre Pina . Un desiderio che non ha mai letto su nessun altro volto. Quelle parole d’amore nessuno le ha mai sussurrate prima di lei. Questo modo nuovo di farla sentire donna la intriga e quasi inconsapevolmente le restituisce una femminilità che non aveva ancora scoperto, che non sapeva di avere.
"Minchia di Re" non è solamente una storia d'amore, ma è anche la descrizione di culture cresciute secondo una strana interpretazione delle sacre scritture, di una società non alfabetizzata ma allo stesso tempo ricca di valori. Quali sono i riscontri che hai avuto nel tuo pubblico?
Una storia antica, passata, sepolta dalla vergogna, blindata dal segreto. Ho scoperchiato la complicità che da almeno un secolo si tramandava sull'isola per paura di svelare il mistero, la differenza fra vivere, sognare e subire. Un segreto quindi, da non toccare, da non sfiorare mai, per non tradire il testimone che generazioni dopo generazioni era sopravvissuto all'isola stessa: la metamorfosi, il cambiamento, il passaggio segreto verso un nuovo giorno, con un nuovo sole, che non è quello di tutti, il sole di chi ha occhi per sfidare la luce. Alla fine dell'ottocento, l'aristocrazia e il clero erano lo Stato, la famiglia, Dio in terra. Da questa entità provenivano le leggi della vita e della natura, sanzioni e possibilità non scritte, fonti del diritto e dita puntate. Pina può stare con Sara solo perché è diventata Pino. Qui è l’apparenza a dettare le regole del gioco. E Pina è così forte da accreditare le apparenze e costringere tutti a crederci. Insomma anche se potente e figlia di potente non avrebbe mai potuto fare passare la sua omosessualità senza averle costruito attorno una bugia. E’ la forza di questa bugia a determinare gli eventi fino all’epilogo. Il paese (siamo in una piccola isola di un’isola 100 anni fa) non avrebbe mai accettato questo tipo di convivenza a nessuna condizione. La comunità lo accetta perché l’apparenza (e non il travestimento o la mascherata) salva lo scandalo, e inventa una nuova convenzione che è un inno al quieto vivere. Il quieto vivere, un patto tipicamente siciliano a metà fra la viltà, la pigrizia e la paura. Cioè va bene qualsiasi rivoluzione purché la facciata rimanga intatta, senza clamori, ogni cosa al suo posto. La pace negli occhi e nel cuore. E si deve vedere. Ed è meglio crederci tutti. O far finta di crederci tutti. La soluzione della metamorfosi viene fatta per il quieto vivere. Soffrire per evitare di soffrire. Perché non ci sono altre scelte che possono essere compiute senza provocare rumore. Pina allora deve rimanere Pino. Il gioco in questo modo si svela alla fine. Che non è un colpo di scena. Ma una drammatica beffa.
Quali sono le immagini del romanzo che nella trascrizione cinematografica ti hanno emozionato maggiormente?
La scena d'amore fra Pina e Sara. Donatella Maiorca è stata bravissima a rendere poetico il desiderio fra le due donne. Era esattamente come l'avevo descritto io nel libro, il desiderio fra due esseri umani che si amano e non gliene frega niente se appartengono allo stesso sesso. Perchè loro si amano e l'amore è amore e basta.
Spesso chi esordisce con una storia a tematica LGBT è etichettato come "scrittore gay". Che ne pensi?
Detesto le etichette, mi fanno pensare alle vetrine dei negozi, alle fatture commerciali, alle contrattazioni sui prezzi. Mi fanno pensare al mercato, dove ogni cosa deve avere per forza un prezzo. Io penso che una storia d'amore fra due adulti consenzienti non debba avere limiti, i pregiudizi sono gabbie mentali. La fantasia è l'acceleratore della libertà. Si può etichettare un vestito, una camicia, un mobile. Una costruzione del pensiero è distillato di libertà. Io ho scritto una storia d'amore fra due persone, così semplicemente. L'amore che non ha casa e nazionalità ma solo sguardi, piacere e baci.
Qual è il libro che consiglieresti a un giovane che ha scoperto da poco la sua omosessualità e cerca di capire sé stesso?
"Altri Libertini" di Piervittorio Tondelli











