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Manuel Masi

Manuel Masi

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Il Principe Carlo è Gay

Giovedì 30 Settembre 2010 11:50 Published in News

Sembra che il mondo sia tutto intento a smuovere le persone, e soprattutto quelle famose a fare outing. Il “Globe”, giornale inglese, mette in copertina questa volta  il principe Carlo d’Inghilterra. In maniera diretta e  audace titola: “Il Principe Carlo è gay?“. Secondo il “Globe” che Carlo avrebbe sposato Diana solo per allontanare da sè le voci sulla sua omosessualità. Dopo il divorzio da Lady D., gli scandali, l’ amante di lui, e i vari amanti attribuiti a lei, dopo il tragico incidente a Parigi che ha ucciso l’ex moglie, i funerali di lei, e infine l’ uscita allo scoperto della coppia Carlo e Camilla, dopo le varie querelle del principino Harry che combina guai di ogni sorta, la situazione sembrava essersi tranquillizzata. Ma ecco che Carlo è dichiarato gay. Le voci ovviamente rimangono voci e forse il Principe erede al trono non si dichiarerà mai, e sicuramente, neanche dirà la propria sull’accaduto.

Torneo Tennis LGBT: "Uno smash per i diritti civili"

Lunedì 27 Settembre 2010 13:58 Published in News

“Uno smash per i diritti civili”, è il titolo della seconda edizione del torneo di tennis internazionale LGBTE, nato dalla collaborazione fra Yellow Sport, associazione sportiva gay, Di’ Gay Project, il X Municipio di Roma, da sempre sensibile ai diritti civili, e TC Garden,  sporting club diretto da “Pancho”, giocatore storico della nazionale italiana di Coppa Davis. Mercoledì 29 settembre si terrà a Roma, presso la “Sala Del carroccio” in campidoglio, la conferenza stampa dell’evento. La Presidente di Di’ Gay Project, Imma Battaglia ha risposto ad alcuni quesiti sul progetto “Uno smash per i diritti civili”:


Come nasce il progetto del Torneo di Tennis internazionale LGBTE, che è arrivato quest’anno alla sua seconda edizione?
Nasce dal desiderio di comunicare attraverso lo sport, che è un linguaggio universale, la lotta contro l’omofobia, da qui il titolo: “Uno smash per i diritti civili”. I diritti civili, ovvero poter vivere in un paese e in libertà rispetto alle proprie scelte affettive per dire basta alla violenza e per aprire un filone di lotta culturale. E in questo, il linguaggio dello sport è un linguaggio che unisce, integra e aggrega, è un’altra chiave d’azione per la difficile lotta contro l’omofobia e per i diritti civili delle persone gay e nel rispetto di tutte le diversità. Quest’anno il torneo lancerà in anteprima la candidatura della città di Roma per le Olimpiadi gay, che è il sogno della mia vita, ovvero di portare a Roma le Olimpiadi  dell’Uguaglianza, le Olimpiadi gay nel 2020. In questo anno speriamo possa essere coronato dall’arrivo a Roma delle Olimpiadi, alle ParaOlimpiadi unite alle Olimpiadi Gay. È una lotta definitiva alla violenza e all’omofobia perché tutti i cittadini possano sentirsi uguali nella Capitale del Mondo che è Roma.

A proposito delle Olimpiadi dell’Uguaglianza 2020, quali potrebbero essere le reazioni dei dirigenti politici se questo progetto andasse in porto?
Credo che lo sport unisca, lo sport  è il linguaggio di tutti, è il linguaggio della sana competizione, della grande amicizia. Penso che ci sarà il sostegno e penso che la politica e soprattutto la politica locale, il Comune di Roma, la Provincia e la Regione Lazio, con la partecipazione alla serata conclusiva del Gay Village, abbia dimostrato di essere matura verso il tema della lotta contro l’omofobia e quindi all’uguaglianza. Mi auguro che ci sia  la stessa reazione che c’è stata a Roma negli ultimi tempi contro l’omofobia.

Chi sarà presente del mondo politico al Torneo di Tennis Internazionale LGBTE?
Alla premiazione ci sarà la presenza di tutte le istituzioni locali. Stiamo aspettando la conferma della Presidente della Regione e abbiamo avuto il sostegno del Ministero delle Pari Opportunità. Sto lavorando perché ci sia la presenza alla premiazione del Ministro.

“Tre metri sotto terra”, Massimiliano Nuzzolo

Lunedì 27 Settembre 2010 11:39 Published in Book In

Massimiliano Nuzzolo, classe 1971, di Mestre è scrittore e produttore musicale. “Tre metri sotto terra” (Coniglio Editore) è un libricino intrigante e irrisorio. Tante piccole poesie sugli amori finiti, pensieri, versi e ricordi di persone ormai defunte che descrivono in poche righe la loro dipartita. Massimiliano Nuzzolo in modo grottesco e irriverente dimostra come sia difficile e macabro il mondo che ci circonda, ascoltando i tg, leggendo i giornali, camminando per strada. Dall’omosessuale ucciso da un amante psicopatico, al vecchietto a cui scoppia il cuore per una dose eccessiva di viagra, fino ad arrivare alla moglie che uccide il marito. Una lettura veloce e divertente che restituisce in modo leggero storie raccapriccianti. Non si vive più tre metri sopra il cielo, ma tre metri nel sottosuolo, e da lì le voci dei morti che rivelano in modo crudo e crudele le psicosi sociali. Tutto accompagnato dai disegni dark di Giorgio Finamore. Massimiliano Nuzzolo ha risposto alle nostre domende:

Com’è nata l’idea di questo libro?
L’idea è nata ormai parecchi anni fa, mi cimentavo con prove di “minimalismo”, rincorrendo Carver, Ford, la Janovitz, ecc. Sul comodino tenevo l’Antologia di Spoon River di E. L. Masters e i Delitti Esemplari di Max Aub. Altra componente, Boris Vian con il suo approccio “psichedelico” e ironico, e Albert Camus di cui mi innamorai da bambino. Accendevo la tv e mi capitava sempre più spesso di rimanere incredulo davanti a certe morti quasi surreali descritte con gusto macabro dai tg, ma rimanevo incredulo pure davanti a certe vite che non accennavano affatto a spegnersi... Il tema della morte poi è sempre stato una costante nei miei pensieri. Ed ecco spuntare l’immagine di un camposanto, pieno di vite perdute e storie da raccontare. Quale modo migliore per osservare il mondo da un punto di vista diverso?

Le brevi poesie di “Tre metri sotto terra” si può ricondurre a fatti realmente accaduti?
Sì, gran parte di queste “poesie” irregolari e taglienti è presa dalla realtà e portata sulla pagina con le “conseguenze” che ne derivano. I romanzi delle vite delle persone, non più narrati come fanno giornali e telegiornali o i programmi strappalacrime, ma cercando di immedesimarsi nel sentire delle persone morte, e cercando di focalizzare il pensiero nel momento stesso del decedere, perché il modo di morire sintetizza un’intera esistenza e le sue peculiarità, e allo stesso tempo offre uno spaccato della società in cui queste persone vivevano. Ovviamente ho condito il tutto con ironia nera, cinismo, perché non penso affatto che chi muoia riposi in pace, anzi sarà più arrabbiato che mai, dal momento che ha perso la cosa più importante.

Il testo è corredato da illustrazioni di Giorgio Finamore, com’è nata questa collaborazione?
Adoro le collaborazioni e le metto in pratica non appena ne ho l’occasione. Jost Multimedia la mia etichetta/associazione che coordino con mio fratello Luca (cantante e compositore dei Soluzione) è nata proprio per questo. Giorgio Finamore è un amico di vecchia data e un grande artista che in questi anni è riuscito a farsi apprezzare anche da HR Giger (il creatore di Alien). Con lui la collaborazione è nata quando disegnò le copertine dei primi demo dei Soluzione. Pensavamo da parecchio all’idea di abbinare testi e illustrazioni, ma senza fare un graphic novel tanto in voga, solo che i miei continui spostamenti e gli impegni di ciascuno dei due non ci avevano consentito di collaborare ad un progetto concreto. Il libro per Coniglio editore è stata l’occasione buona e l’abbiamo colta al volo. Citerei anche un’altra collaborazione nata dal libro, quella con il cantautore Jacopo Gobber e l’attore Davide Girimondo che hanno realizzato un’opera musicale da Tre metri sotto terra: è molto bizzarra e psichedelica, e anche in questo caso Finamore ha disegnato la copertina. Io e Giorgio abbiamo in cantiere un nuovo progetto ancora più bello e complesso, ma non so ancora quando riusciremo a concretizzarlo.

In questo libro si parla di morte, principalmente, soprattutto in maniera ironica. Si può parlare di sdrammatizzazione della realtà?
Se per s-drammatizzazione della realtà intendi mascherare il dramma della morte e delle vicende umane attraverso l’ironia, il sorriso amaro, e portare in evidenza l’assurdo, senza alcun diritto di replica, ma lanciando uno spunto per la riflessione, allora sì.

Qual è il libro che consiglieresti a un giovane che ha scoperto da poco la sua omosessualità e cerca di capire sé stesso?
Qui mi accolli una responsabilità troppo grande. Davvero. Consiglierei tutti i libri belli, senza preclusione di genere né tematica. Posso solo provare a segnalare degli autori e dei titoli di libri in cui rispecchiare forse il proprio vissuto e le proprie domande, ma senza aspettarsi risposte risolutive. Senza andare troppo indietro nel tempo (Proust, Jean Jenet, ecc.), David Leavitt (Ballo di Famiglia tra tutti), Tondelli, Busi, Will Self, Matteo B. Bianchi (Generations of love), Marco Mancassola (Il mondo senza di me), poi Viktor Pelevin (troppo divertente il suo Dialettica di un periodo di transizione dal nulla al niente, Vadim Kalinin (Un chilogrammo di esplosivo e un vagone di cocaina) e i libri di Playground editore.


di Manuel Masi

Dayana, la vincitrice di "Miss Drag Queen Facebook"

Lunedì 20 Settembre 2010 22:54 Published in Culture
Su Facebook impazza la moda dei concorsi e quest’estate la sfida era tra le più belle Drag Queen in circolazione. “Miss Drag Queen Facebook” è iniziato a luglio e il meccanismo di voto era semplice, la gara consisteva nel mettere a confronto ogni giorno due drag attraverso una loro foto. La vincitrice dè stata Dayana, da Cagliari, che nella vita di tutti i giorni fa il truccatore e costumista. Da sempre però si diverte a esibirsi in locali gay come drag. Ha inciso il suo primo pezzo "Shoes are my best Friends" che inizierà a girare in radio dopo il 25 settembre, data in cui si esibirà all'anfiteatro romano di Cagliari. Ha vinto quest'estate il titolo di “Miss Drag Queen Sardegna 2010” non chè la fascia di “Miss eleganza 2010”. Lavora anche come attrice in teatro. E cura da solo tutti i suoi Outifit delle serate. Dayana ha risposto alle nostre domande:



Perchè hai partecipato al concorso? Speravi di vincere?
Del concorso son venuta a saperlo da un caro amico che lotta sempre per la mia scalata verso il successo! Ho deciso di partecipare un po’ spinta da lui e un po’ perche’, a chi non piace mettersi in gioco? Speravo di vincere? Certo come ogni partecipante di qualsiasi concorso, il bello di questo concorso è che la vittoria è data dall’affetto che i fan nutrono nei tuoi confronti. E colgo proprio l’occasione per ringraziare pubblicamente tutti coloro che mi hanno votata e sostenuta.
Non e' mancata la pigrizia di alcuni, surclassata pero' dalla buona volontà di altri fan nell'attuare una vera e propria campagna elettorale. E’ stato molto divertente anche vedere i propri fans battersi per te a colpi di commenti, delle volte con toni un po’ troppo coloriti per i miei gusti, ma che fortunatamente venivano prontamente censurati dall’organizzatore del concorso.

Quando è iniziata la tua carriera da drag queen e com'è la vita da drag?
Ho iniziato a muovere I primi passi da drag queen da molto giovane, avevo 16 anni quando all’insaputa di tutti mi esibivo con il mio migliore amico dell’epoca in un piccolo localino del centro città, il tutto però ebbe un periodo di stallo dovuto allo studio, per poi riprendere attivamente nel 2006. La vita da drag se presa seriamente è una vita abbastanza impegnativa e divertente, tra costumi da preparare, idee da farti venire e poi essere splendida sempre mica e’ cosa da niente, sai? Però detto tra noi, camminare a 20 cm da terra è favoloso!

Progetti per il futuro?
Davvero tanti, alcuni progetti sono piu che altro desideri. I veri progetti per il futuro spero li facciano gli altri su di me, io fortunamete sono in un periodo davvero pieno di impegni e non ho il tempo di pensare al futuro. L’unica cosa che mi auguro ora e domani e’ di avere sempre il sostegno delle persone a me care, e di altre 100.000.

Yuri dj

Lunedì 20 Settembre 2010 11:03 Published in Deejay

Yuri dj dal 2007  inizia a collaborare con “Gorgeous I Am” di Roma,  che gli permette di diventare finalmente uno tra i dj più richiesti del momento nelle serate romane .Attualmente fa ancora parte della grande famiglia Gorgeous collaborando sia durante la stagione invernale nonché d’estate al Gay Village, dove è uno dei dj resident della sala house. La sua musica prende molto spunto dall’house  ibizenca e spagnola in generale con il quale riesce a mescolare in un solo filo conduttore diverse sonorità.


Com’è nata la tua passione per la musica e quando la voglia di far ballare le persone?

La mia passione è nata che ero piccolissimo, mia madre dice sempre che già ad un anno mettevo il 45 su un dito e lo facevo girare. La voglia di far ballare le persone intorno ai 13anni durante le feste scolastiche che sono una specie di obbligo adolescenziale. Infatti io mettevo i dischi e i miei compagni si divertivano a fare pirolette.

Dove hai iniziato a muovere i primi passi della tua carriera di disc jockey?
I primi passi li ho mossi in una che, all’epoca, era una radio privata (oggi è un network). Dopo i compiti pomeridiani andavo li ed osservavo un famoso dj che costruiva un programma di musica mixata che andava in onda il sabato sera….diciamo che da li è partito tutto.

Che tipologia di musica esegui durante le tue esibizioni?
Il mio genere musicale rientra in quella grande categoria definita “ House Music “ anche se in realtà è un misto di musica house e musica progressive (infatti si chiama Progressive House)

Quando sei in console come ti poni col tuo pubblico? Qual è l’interazione che preferisci?
Quando sono in console in realtà ci sono solo fisicamente in quanto mi sento sempre parte del pubblico ed infatti metto sempre dischi che io vorrei sentire se il dj fosse un altro, e comunque per me è fondamentale coinvolgere chi mi sta ascoltando ed è sempre molto interessante vedere le reazioni magari davanti ad un disco nuovo! Il massimo della goduria è quando tirano su le braccia come per dire “ora puoi farmi quello che vuoi!"

Hai mai avuto un tuo mito personale, nel settore della dj music? Qual è?

Un mito vero e proprio direi di no, dj di cui scarico  musica ce ne sono diversi, ma non uno in particolare ed il motivo è che mi piace molto cambiare tipologia di musica durante una serata.

Quali sono per te i cinque pezzi migliori nella storia della dj music?
Domanda da un milione di dollari: di sicuro Insomnia (Faithless), Another Star (Katy Sledge), Sun rising Up (Deux), The Undergound (Celeda) e perché no…Time (Elisa).

Rimini: ragazzo gay stuprato

Sabato 04 Settembre 2010 19:16 Published in News

Ultima vittima della lunga sequenza di atti omofobi è un ragazzo gay di Rimini, che è stato stuprato, picchiato e rapinato il 25 agosto da un uomo che aveva precedentiin questo tipo di delinquenza.
Il giovane è ora in prognosi di ben 25 giorni, ha reso noto il  fatto di cui è stato vittima. L’Arcigay ha affermato a proposito: “Questa denuncia  è il segno di un cambiamento di prospettiva che porta finalmente gli omosessuali a rivolgersi alle forze dell’ordine per denunciare le violenze subite, qualunque sia la loro forma, e dovrebbe far riflettere il legislatore sull’urgenza di una legge di tutela dalla violenza per la minoranza gay, lesbica, bisessuale e transessuale”. Il quotidiano ‘La voce di Rimini‘ potrebbe essere  oggetto di azioni legali per aver sminuito l’accaduto, descrivendolo come “una notte di sesso fra i due maschi ubriachi, entrambi single e da soli in vacanza”. L’aggressore non si è fatto problemi nel dichiarare che ha aggredito il giovane perchè “gli faceva schifo“.

John Travolta Gay?

Sabato 04 Settembre 2010 00:08 Published in Cinema

Da quando John Travolta nel 2006 baciò sulla bocca un ragazzo poco prima di salire su un aereo la voce è iniziata a girare. Qualche mese dopo, l'attore diede un secondo bacio a Kirk Douglas davanti ai fotografi. Ora questo pettegolezzo finisce di nuovo sulle pime pagine dei giornali, questa volta con un tal Robert Randolph che, subito dopo essersi sottoposto alla macchina della verità, a National Enquirer assicura che "Travolta è gay". Randolph ha ribadito che il matrimonio di Travolta con la bella Kelly Preston sarebbe una finzione. Dice: "A John piacciono i ragazzi, sono anni che fa sesso con loro alle spalle della povera moglie. E’ venuto da me diverse volte, ma io ho sempre rifiutato".

BOY GEORGE: il ritorno del ragazzo pop

Giovedì 02 Settembre 2010 23:21 Published in News

È appena terminato il concerto di Boy George @ Gay Village, tornato a calcare le scene del live, e lo fa proprio a Roma. Lo troviamo in splendida forma e con la sua solita potenza vocale. Il carisma di Boy George non è mai diminuito negli anni e in questa rara e preziosa performance ce lo ha dimostrato ancora una volta, dopo ben 26 anni di assenza dalle scene italiane. Grande è stata la partecipazione del pubblico accorso numeroso all’unica data italiana dell’artista. Nonostante siano passati molti anni dalle sue esibizioni live Boy George si è dimostrato all’altezza delle aspettative, meritandosi ancora una volta il titolo di “Ragazzo del Pop”. Durante la serata ha interpretato i suoi ultimi successi e i brani di sempre, quelli che tutti canticchiamo da anni, come  “Do you really want to hurt me?” e “Karma Chameleon”. Ricordiamo che Boy George ha venduto più di 50 milioni di dischi ed è stato nella top ten praticamente in tutto il globo ed è l’artista più richiesto da sempre, un’icona della pop music internazionale.

Cuccarini: Per Berlusconi non avevo le tette grosse

Venerdì 06 Agosto 2010 15:36 Published in Culture

La Show Girl di sempre, Lorella Cuccarini, nonché icona gay italiana festeggia venticinque anni di carriera. Ora ritornerà in tv a condurre “Domenica In”, diventerà la Signora della Domenica. Ha detto al “Corriere”:  «È una responsabilità La domenica pomeriggio è un luogo delicato: entri a casa della gente, occorre tatto, misura. E comunque non prendo il posto di Pippo, per la semplice ragione che Pippo è un mito». Si concede anche un piccolo aneddoto sul Premier Silvio Berlusconi: «Lo conobbi quando ancora non era un politico - racconta al Corriere -, e posso testimoniare che fino al 1994 è stato un formidabile imprenditore televisivo. Solo che, appunto, con una certa disinvoltura diceva che ero l’unica, fra le sue star, a non avere le tette grosse come piacciono a lui». E dice di essere in splendida forma: «Diciamo che mi mantengo. Non fumo, non bevo, mangio bene. Tranne quando decido di trasgredire e mi tuffo nella Nutella»

 

Lorenzo Rossi

Lunedì 02 Agosto 2010 13:56 Published in Deejay

Lorenzo Rossi nasce a Roma nel 1970 e da subito mostra una particolare attitudine per la musica e per il sesso maschile. Un susseguirsi di 45giri si alternano nel mangiadischi portatile del giovane Lorenzo, che si diverte a "miscelare" in un modo molto rustico, ossia registrando in modalità "play-pause". Risultati un pò pasticciati ma erano pur sempre le radici di una grande carriera nel mondo della discoteca. Un mondo che conoscerà grazie ad un amico, Giorgio Mezzanotte, che grazie alla sua consolle lo istrusice un minimo sul mestiere, e a due della capitale, Gianluca Civita e Nino Scarico. La carriera di Lorenzo Rossi inizia quasi per caso alla Muccassassina di Roma, nel lontano 1990, quando la nota serata della capitale era l'evento"trasgressivo" del venerdi sera al Castello di Via di Porta Castello, a pochi metri dal Vaticano, e un suo amico, allora volontario presso il Circolo Di Cultura Omosessuale Mario Mieli, fa avere una cassetta mixata alla direzione artistica della serata. Lorenzo diviene così il dj resident della serata per dieci lunghi anni (1990 - 2000). Di questa avventura, che da li a poco si sarebbe trasformata in un evento nazionale conosciuto poi in tutto il mondo, faranno parte anche Paola Dee e Imma Battaglia, con cui tuttora Lorenzo collabora al Gorgeous - Gay Village, e Vladimir Luxuria. Lorenzo affina arte della consolle e cresce muisicalmente, arrivando a collaborare con RadioCentroSuono e a girare i dischi in molte altre discoteche italiane: Classic di Rimini, B-Side a Verona (oggi Skylight, di cui è stato ospite fisso prima e resident poi), Cream e Cassero a Bologna, Pegaso a Catania, FreeLove a Napoli, Cyborg ad Attigliano, e molti altri. L'esperienza con Muccassassina termina nel 2000, anno in cui Lorenzo lavorerà solo fuori Roma e anno in cui viaggerà oltreoceano, a New York. Viaggio che gli aprirà molte porte chiuse fin'allora e che cambierà il suo modo di fare musica. Lorenzo tornerà nel 2004, anno in cui la serata Gorgeous lo recluta per la Sala K e il capodanno al MaCro, con un inaspettato successo di pubblico. Da allora, Lorenzo Rossi è, insieme a Paola D, Lusky, Brezet Dj, Gaia, e soprattutto a Yuri Dj ,suo amico da 20 anni, resident della serata più longeva e famosa d'Italia nel panorama GLBT & Gay Friendly, condividendo la consolle con nomi importantissimi della scena disco europea e mondiale (Hector Fonseca da New York, Barbara Tucker, Steven Redant dalla Demence di Bruxelles, Oliver M dal Salvation di Londra, J.Louis dal Matinee Group di Barcelona...) Lorenzo ha risposto alle nostre domande:


Com’è nata la tua passione per la musica e quando la voglia di far ballare le persone?
La passione è nata in età scolastica, quando registravo i 45 giri delle mie sorelle e mio fratello col mio mangiacassette giallo (Ero gia gay!). Poi al liceo comprai i miei primi piatti, amplificatore e mixer e mi esercitai a casa. Iniziai a frequentare le disco, avevo 16, forse 17 anni,  e vidi per la prima volta Gianluca Civita (che saluto ovunque lui sia!) e Nino Scarico lavorare alla consolle e decisi che voevo fare il loro lavoro.

Dove hai iniziato a muovere i primi passi della tua carriera di disc jockey?
La mia carriera è iniziata nel 1990  a “Muccassassina”, quando ancora era una gran festa e si trovava al Castello, a Roma, con Vladimir Luxuria door selector e successivamente art director. Insieme a me c'era Paola Dee, con la quale ho condiviso il cammino (perché ancora lavoriamo insieme) e tantissimi Gay Pride. Poi sono arrivate le collaborazioni con le altre disco, “B-side” di Verona, “So&So” di Padova, “Classic” di Rimini e altre, poi gli Usa, la Spagna.

Che tipologia di musica esegui durante le tue esibizioni?
La mia musica è festa. E' soprattutto una dichiarazione d'amore alla musica, perché la musica mi ha salvato la vita, quindi le miei session sono mirate al cuore, a farlo esplodere di gioia quando si sente un determinato brano e lo si associa ad un momento della tua vita passato o presente. Soprattutto la mia missione è creare una tale atmosfera di gioia che devi entrare col sorriso e uscire con un sorriso ancora più grande perchè hai fatto la festa migliore della tua vita.

Hai mai avuto un tuo mito personale, nel settore della dj music? Qual è?
Io li stimo tutti i miei colleghi, perché ognuno "parla" una sua lingua e si fa capire. Magari le tecniche e i percorsi sono diversi, ma se c'è amore nelle loro session lo capisci subito. Comunque dovendone dire uno: Joey Negro. Stile, eleganza, groove e festa. Non ne ha MAI toppata una.

Quali sono per te i cinque pezzi migliori nella storia della dj music?
I pezzi migliori, dici? Potrei dire, "The Whistle Song" di Frankie Knuckles, "Free" di Ultra Nate; "Love to Love" di Suzanne Palmer; "Precious Love" di Miss Barbara Tucker e "Finally" dei Kings of Tomorrow con Julie McNight. Senza nulla togliere alla house anni 90 che era stupenda.

di Manuel Masi

 

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