Riportiamo una lettera delle Associazioni Famiglie Arcobaleno e Agedo. Il loro ingresso nella Consulta per la Famiglia del Comune di Bologna ha suscitato alcune polemiche a cui questa lettera, firmata dai Presidenti delle due Associazioni, Giuseppina La Delfa e Rita De Santis, vuole rispondere.
«E’ difficile capire come dei personaggi politici (di destra, di sinistra, cattolici o no) possano ormai da giorni vituperare e offendere e criticare e sdegnarsi e definire e citare Carte Costituzionali e Presidenti della Repubblica e Regole e Forme… e tutto questo perché?
Perché due associazioni, Famiglie Arcobaleno, l'associazione dei genitori omosessuali, e l'Agedo, l'associazione dei genitori di figli e figlie omosessuali, sono state inserite nella Consulta delle Associazioni Familiari di Bologna !
Lascia sgomenti il disperdersi di energie, la foga, la passione con la quale tanti personaggi si sono lanciati in dichiarazioni infuocate per dire “NO!”
No ai nostri genitori preoccupati per i figli ignorati, bistratatti, isolati, picchiati, allontanati, odiati, discriminati. No ai genitori omosessuali, doppiamente coinvolti: figli di coppie eterosessuali quasi sempre sposati e molto spesso cattolici e, nello stesso tempo, genitori a loro volta.
Eppure, tutti noi siamo cittadini italiani, paghiamo le tasse, l'IVA, la spazzatura, l’Irpef, le pensioni… Lavoriamo e partecipiamo all'economia di questo paese, siamo a volte pensionati, a volte disoccupati e subiamo, come tutti, restrizioni e difficoltà.
Abbiamo dei bimbi spesso piccoli che frequentano le scuole di ogni tipo e grado; paghiamo per loro il pulmino, la mensa, i libri, le scarpe, l’assicurazione, e quando c’è una visita medica da fare, andiamo in ospedale o dal pediatra (lo stesso dove vanno i figli dei nostri vicini che non fanno parte di Famiglie Arcobaleno) e come tutti, prendiamo aerei e treni, andiamo al parco, in biblioteca, facciamo le feste per i compleanni, invitiamo i nonni e i parenti e gli amici; ci preoccupiamo di quello che mangiano, dei concimi nella terra e dell’economia eco-sostenibile, dei risparmi energetici e vorremmo anche noi lasciare a loro un mondo migliore e un futuro possibile.
Insomma, noi genitori omosessuali, facciamo fatica nel quotidiano a ricordarci che siamo omosessuali e arranchiamo come tutti tra la scuola, il medico, la banca e le bollette e tutto quello che fa la vita nel bene e nel male. E lo dimenticano anche i genitori degli amichetti dei nostri bimbi con cui parliamo all’uscita della scuola, e il maestro di danza e quella di pianoforte. Sembra che se lo ricordino soprattutto quelli che decidono che “no”, proprio non vogliono vederci, anche se camminano accanto a noi. Perché ragionano in termini di Idee e non di vita e lasciano l’ideologia dominare la pancia, il cuore, la vita stessa.
Eppure, le nostre preoccupazioni sono quelle di tutte le famiglie.
Sembrerà strano a qualcuno, lo so ! forse qualcuno pensa davvero che noi non siamo famiglie? Perché quando si è omosessuale si vive in una specie di bolla fuori dal mondo? Dove esiste solo il piacere o, al contrario, la solitudin ?
Invece siamo noi a dovere ricordare spesso che oltre a tutti i contrattempi del vivere (e a tutte le gioie) abbiamo problemi specifici di tutele e dignità. Ma questi ultimi, in aggiunta, non fanno purtroppo sparire tutto il resto, specie le difficoltà!
Il messaggio cristiano è un messaggio di accoglienza, cosi come lo è quello della Repubblica. Tutti voi che urlate al lupo (!?) e al diniego, ci state dicendo di andare via, di andare "altrove"?
Dove è il nostro posto? Dove dobbiamo andare? Non siamo forse i vostri figli? I nostri bambini non sono forse i vostri nipoti? Non siamo forse i vostri parenti e amici? Quale società volete costruire dove si esclude chi non è sposato, chi è single, chi costruisce la sua famiglia fuori dal matrimonio? Come se tutti i luoghi dell'amore e del sostegno non fossero simili? Come se non lo sapeste? Come se ancora ci fosse davvero bisogno di dirlo?
Dove devono andare le famiglie che rifiutate e volete escludere?
Noi il dialogo lo vogliamo, veniamo verso di voi per scambiare esperienze e condividere la storia che cammina. Nessuno può fermare la storia, si può solo tentare di capire il mondo che cambia e insieme crescere e creare un luogo fatto di condivisione e rispetto dove c’è posto per tutti».
















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