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Cevenini: “No a grande moschea e nozze gay”

Dopo aver ricevuto, lunedì sera alla Festa dell’Unità di Bologna del Parco Nord, l’investitura popolare che cercava per la corsa alla poltrona di sindaco, Maurizio Cevenini affronta le prime spine politiche.

Ospite a Radio Città del Capo, Cevenini da i suoi due “no”. Il primo: no alla grande moschea. Il secondo: no alle nozze gay senza una legge nazionale. Quest’ultimo risuona quasi un paradosso, Cevenini infatti è noto come il recordman dei matrimoni civili celebrati in Sala Rossa.
Un cambiamento di rotta che ha fatto adirare la Rete Laica, schierata in difesa dei diritti alle coppie omosessuali: «Celebrare un matrimonio simbolico non è reato. Si tratta piuttosto di offrire un forte segnale alla politica. Le parole di Cevenini lasciano intendere la sua indisponibilità a gesti e parole che sostengano l'uguaglianza di tutti i cittadini».

Ma il candidato sembra non voler fare passi indietro. «Sono rigorosamente per il rispetto della legge, ben venga se l'Italia farà la scelta di altri paesi europei che ammettono i matrimoni tra persone dello stesso sesso», ha detto Cevenini. «Ma quanto a celebrare delle nozze simboliche, come hanno accettato di fare alcuni sindaci di centrosinistra, questo non lo farò. La giudico una forzatura. Nel momento in cui svolgo il ruolo di pubblico ufficiale non mi sento di fare provocazioni di questo tipo».
Bocciata anche la grande moschea ipotizzata da Cofferati. «Luoghi di culto diffusi non mi preoccupano - spiega -, ma una grande moschea non la vedo. Non sono per sottrarre alle comunità e alle religioni le possibilità di esprimersi, ma nei limiti doverosi e nel rispetto dei luoghi».

 

 

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