La lavanda dei piedi di don Santoro Con coppia gay e rom musulmana

Gli «apostoli» nella messa del giovedì Santo sono anche le mamme no inceneritore, una togolese che rappresenta i profughi in fuga, una donna dipendente dal gioco d’azzardo.

«Sento che queste persone sono amiche di Gesù, a tutte loro Gesù consegna il suo mandato d’amore. Ricordiamoci che l’unico modo per stare insieme è quello dell’amore vicendevole». Con queste parole, Don Alessandro Santoro, prete e fondatore della comunità delle Piagge, ha aperto giovedì sera la lavanda dei piedi durante la messa del Giovedì Santo, celebrata dentro il container della comunità.

Centinaia alla messa di don Santoro

Un altare spartano, circondato da un crocifisso in legno, una cartina geografica, la bandiera del Tibet e quella della pace. Quasi 200 persone alla messa. Sedute attorno all’altare, le nove persone protagoniste della lavanda, a cui Don Santoro ha simbolicamente lavato i piedi. Nove persone in difficoltà, spesso emarginate, presentate una ad una durante la messa: Jimmy e Zorica, rom ortodossi che per lunghi anni hanno vissuto dentro baracche e che adesso vivono in affitto; Lassadie, rom musulmana «sfinita dalla vita»; Beatrice, togolese che «rappresenta i profughi di oggi, in fuga dall’Africa massacrata alla ricerca di dignità»; Laura, dipendente dal gioco che ha perso soldi, casa e lavoro; Giuseppe e Alex, coppia omosessuale sposata in Brasile con due figlie piccole ottenute attraverso la maternità surrogata; Valentina e Chiara, mamme ‘No inceneritore’ che «rappresentano la resistenza attiva che parte dal basso»”. E poi una sedia vuota, in rappresentanza di chi vive agli arresti domiciliari e non può uscire di casa.

«Le ingiustizie della società»

Persone disagiate, emarginate o discriminate, che rappresentano, nella visione del prete delle Piagge, le ingiustizie della società contemporanea, una società dove «non si dovrebbe mai vivere nessuna esclusione quando di mezzo ci sono persone che hanno voglia di fare spazio alla loro vita e a quella degli altri». Una scelta, quella di Don Santoro, che ha già suscitato polemiche nel mondo cattolico fiorentino, anche dentro la Curia, soprattutto per la presenza al rito della coppia di sposi omosessuali. «E’ un vero peccato – ha detto Giuseppe, uno dei due sposi – Siamo esseri umani. Io sono credente, ho fatto battezzare le mie bambine da Don Santoro, oggi hanno un anno e sono felici». Niente foto durante la cerimonia, così ha chiesto Don Santoro, in rispetto dell’intimità delle persone protagoniste del rito della lavanda, molte visibilmente commosse durante la funzione religiosa.

Da http://corrierefiorentino.corriere.it/

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