«TUTTE le mattine, dal momento in cui arrivavo al lavoro, venivo deriso per il mio orientamento sessuale. Mi riservavano le peggiori offese. Nel periodo dello scandalo-Marrazzo non mi chiamavano con il mio nome vero, ma si rivolgevano a me dicendo: Brenda». Marco (nome di fantasia ndr) Accetta di parlare a distanza di due anni dal momento in cui ha smesso di vedere quei colleghi – nei giorni scorsi è arrivato l’avviso di conclusione delle indagini per stalking – ,che per cinque anni lo avrebbero fatto oggetto di insulti a sfondo sessuale. .

Cosa è successo?

«Dal 2010 un gruppo di miei colleghi ha iniziato a prendermi in giro in maniera molto pesante perché sono omosessuale. All’epoca avevo 21 anni, non sapevo bene come difendermi. Dopo sono maturato, anche con l’età, e ho deciso di denunciarli. Tutte le mattine sul posto di lavoro venivo deriso per il mio orientamento sessuale, e anche per il mio accento meridionale. C’era chi mimava movenze effeminate con il corpo, con la mano, con il bacino. E poi mi offendevano con i soliti dispregiativi che si usano purtroppo per gli omosessuali. Dopo il caso-Marrazzo mi chiamavano Brenda».

Qualcuno ha preso mai le sue difese in ufficio?

«Dopo un po’ di tempo due colleghe non ne potevano più di questa situazione, quindi hanno cominciato a dire loro di farla finita. Solo uno però smise di prendermi in giro, tutti gli altri continuarono a farlo. Il responsabile? Non ha fatto nulla, anzi, era loro complice. E anche questo è stato un altro motivo del mio silenzio, non c’era alcun rapporto di confidenza con loro, e avevo paura delle loro ripercussioni».

Dopo questi fatti ha avuto problemi di salute?

«Tanti, sia a livello psicologico che fisico perché, non solo mi deridevano, ma uno dei responsabili mi faceva fare chilometri e chilometri sul motorino quando c’era la pioggia e avevo un abbigliamento non adeguato, mentre mi teneva in ufficio quando era bel tempo. Uno dei miei superiori mi fece anche delle avance sessuali».

Dopo questa storia ci sono stati dei licenziamenti.

«Si, anche io sono tra i licenziati. In quel periodo ero talmente agitato che ho fatto una serie di errori per cui l’azienda mi ha ripreso, richiamato più volte e poi licenziato. Alla fine abbiamo raggiunto un accordo economico».

Qualcuno le ha chiesto scusa?

«No, anzi tutt’altro. Dopo la denuncia c’è stato chi ha negato tutto. perfino le offese verbali. Qualcun altro ha anche iniziato a darmi del matto dopo che sono mancato sei mesi dal lavoro per i problemi che ho avuto. Credo che le persone che mi hanno fatto del male non siano consapevoli di aver sbagliato. Non credo che ammetteranno mai nulla, piuttosto cercheranno di difendersi».

Come si sente adesso?

«Male. Avevo paura di quello che poteva accadere e adesso che si è scatenato tutto questo sono ancora più preoccupato. Un eventuale processo non sarà facile da affrontare. Ricordare quei momenti terribili…».

di FRANCESCA MARRUCO per LA NAZIONE