Gay Pride a Bologna, migliaia in corteo: “Spazio all’orgoglio”

Franco Grillini, leader storico, è in carrozzina in testa al corteo aperto dallo striscione “Spazio all’orgoglio”. Migliaia sfilano al pride di Bologna, la manifestazione dell’orgoglio Lgbt partita dal parco del Cavaticcio per attraversare il centro della città. “Questa è la città che 35 anni fa ha visto nascere il Cassero, ma che in questi anni ha perso smalto e coraggio”, dice Vincenzo Branà, presidente dell’Arcigay Il Cassero. “Tanti spazi in città chiedono libertà, autodeterminazione e di essere considerati davvero un valore aggiunto”, dichiara citando Xm24, Làbas (sotto minaccia di sgombero) e Atlantide (già sgomberata), realtà “di cui andare orgogliosi”. E invece la città “ha perso coraggio ed ha paura, affronta ogni spazio a sè e con una discrezionalità che non ci fa bene.

Sfilano Virginio Merola, gli assessori Matteo Lepore, Bruna Gambarelli, Susanna Zaccaria e Valentina Orioli. Il sindaco risponde alla sollecitazione di Branà: “Se il movimento gay è con noi ce la faremo di sicuro. Stiamo rigenerando molti spazi, ci sono molti laboratori di quartiere aperti proprio per ristrutturarli e questa è una città in cui i legami di libertà contano molto”. Detto questo, “insieme a chi occupa
discuteremo dando a tutti una possibilità. Noi non amiamo gli scontri inutili. Ci sono esperienze come l’Xm24 e Làbas: con il dialogo credo che ci sia la possibilità di dare a tutti lo spazio che meritano, perchè non abbiamo bisogno- è l’appello di Merola- di fare un conflitto sui posti. Abbiamo una città che ne è piena, non diventiamo immobiliaristi di destra o sinistra. Io sono aperto al confronto e a trovare soluzioni”. Più indietro, nello spezzone più antagonista, sventola tra le altre anche la bandiera dell’Xm24. Ci sono alcuni consiglieri comunali dem, le consigliere del M5s Elena Foresti e Dora Palumbo. E ancora, la responsabile responsabile diritti di sinistra italiana, Cathy la Torre che indossa una t-shirt con su scritto “anche Gesù aveva due padri”.

di MARCO BETTAZZI per LA Repubblica

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