Episcopaliani USA sospesi dalla Comunione per le nozze gay

Tre anni di «sospensione» dalla Comunione anglicana per la Chiesa episcopaliana, la storica confessione degli Stati Uniti legata all’anglicanesimo fin dai tempi delle tredici colonie britanniche. È stato questo – alla fine – il verdetto dell’Assemblea dei primati, l’incontro degli arcivescovi delle 38 province sparse nei diversi paesi del mondo, convocato questa settimana dall’arcivescovo di Canterbury Justin Welby con l’obiettivo di superare le divisioni profonde che da più di un decennio attraversano il mondo anglicano.

Impresa ardua, anche per via delle polemiche rinfocolate negli ultimi mesi dalla decisione presa in estate proprio dalla Chiesa episcopaliana di cambiare la propria disciplina canonica in modo da permettere i matrimoni anche tra persone dello stesso sesso. Passo compiuto dalla stessa denominazione che nel 2003 – sempre tra forti polemiche – aveva già deciso in maniera autonoma di procedere all’ordinazione di un vescovo dichiaratamente gay.

Così le Chiese anglicane dell’Africa – capofila del fronte tradizionalista, riunito dal 2008 in un proprio organismo denominato Gafcon – sono giunte all’incontro di Canterbury con la precisa intenzione di ottenere l’espulsione della Chiesa episcopaliana, in modo da poter restaurare «l’ordine divino» nella Comunione anglicana. Chiedevano inoltre lo stesso provvedimento anche per la Chiesa anglicana del Canada, all’interno della quale ci sono altre diocesi che celebrano matrimoni omosessuali. E un risultato importante l’avevano ottenuto già alla vigilia, con la scelta di Welby di invitare all’incontro anche l’arcivescovo Foley Beach, guida dell’Anglican Church in North America, la rete di comunità anglicane che negli Stati Uniti e nel Canada non si riconoscono più nelle due denominazioni ufficiali troppo liberal.

Alla fine l’Assemblea dei primati – in forza della mediazione promossa dall’arcivescovo di Canterbury – ha accolto solo in parte le richieste del Gafcon, le cui Chiese oggi rappresentano numericamente più della metà dei fedeli anglicani.

L’Assemblea dei primati ha ribadito la contrarietà ai matrimoni gay: «Alla luce della Scrittura – si legge nel documento, votato da una maggioranza superiore ai due terzi dei primati – la dottrina tradizionale della Chiesa considera il matrimonio l’unione fedele e duratura tra un uomo e una donna».

E in forza di questa affermazione – condannando le «azioni unilaterali» che «minano la comunione e la fiducia tra di noi» – alla Chiesa episcopaliana è stata inflitta una sospensione, che per il momento è solo temporanea. Nel concreto significa che per tre anni i suoi esponenti non potranno rappresentare gli anglicani in organismi ecumenici o interreligiosi e non potranno essere eletti in organismi di governo della Comunione anglicana. Inoltre gli episcopaliani non avranno diritto di voto sulle questioni dottrinali. Va aggiunto che la durata di tre anni è legata alla scadenza del 2018, quando si terrà la nuova Convenzione generale della Chiesa episcopaliana.

Nessun provvedimento, invece, è stato preso per la Chiesa anglicana del Canada; il suo primate ha spiegato infatti che non c’è stato ancora alcun via libera ufficiale dal punto di vista canonico e il tema verrà discusso dal sinodo locale nella prossima estate. È stato inoltre chiesto all’Arcivescovo di Canterbury di istituire un «gruppo di lavoro» che avrà il compito di mantenere aperto il dialogo tra le diverse province anglicane viste le differenze che – anche al di là del caso americano – l’Assemblea ha evidenziato.

La Chiesa episcopaliana conta oggi circa 1,3 milioni di fedeli sui circa 85 milioni che le statistiche ufficiali attribuiscono alla Comunione anglicana nel mondo. Al di là dei numeri si tratta di una presenza storicamente rilevante nel panorama religioso degli Stati Uniti. La sua sospensione è un simbolo dell’importanza che il sud del mondo sta acquisendo, non solo da un punto di vista numerico, all’interno della Comunione anglicana. Emblematico il fatto che nel suo intervento all’Assemblea lo stesso arcivescovo Welby abbia riconosciuto pubblicamente all’Africa e alla sua vita di fede un ruolo importante nella propria vocazione. A Canterbury l’universo anglicano ha dunque cercato di evitare una spaccatura lungo l’asse Occidente-Global South ponendo un freno alle posizioni più liberal in materia di omosessualità. Difficilmente, però, la Chiesa episcopaliana ritornerà sui suoi passi: il primate locale per ora ufficialmente tace, ma Mariann Edgar Budde – donna vescovo di Washington – ha già espresso a caldo la volontà di andare avanti con la benedizione delle nozze gay. «La decisione dei primati – ha dichiarato – non cambierà l’accoglienza che tutti i figli di Dio troveranno nella nostra diocesi».

L’arcivescovo di Canterbury è pronto a discutere con le altre autorità religiose cristiane, fra cui papa Francesco e il patriarca copto, di una data fissa per la Pasqua. Secondo il sito dell’Independent, il Primate anglicano auspica che si possa arrivare a quello che avrebbe ripercussioni molto importanti sul calendario scolastico e in alcuni settori economici nel giro di 5-10 anni. Era stato il Pontefice a lanciare l’anno scorso la proposta di indicare una data fissa uguale per cattolici e ortodossi.

Di GIORGIO BERNARDELLI per laStampa.it

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