Una donna racconta le trans. È questa la premessa di LADYmen, libro d’inchiesta dal tono inconsueto, che racconta non solo vicende di cronaca ma, soprattutto, storie di umanità, che potrebbero educare tanti lettori ad uscire da schemi e pregiudizi di cui il mondo transessuale è circondato.
Non solo storie legate alla prostituzione, ma anche racconti di persone che intraprendono un percorso per provare a far coincidere la loro essenza con l'apparenza, o di chi, con una vita familiare tranquilla, decide di iniziare a frequentare le trans per appagare dei bisogni insoddisfatti. Crisalidi che non devono esser solamente note alle cronache per scandali legati al degrado, alla cronaca nera ed alla politica ma esseri umani che al di là della carne, dei tacchi, trucco e tacco dodici hanno un cuore e una dignità che è giusto evidenziare. Professionisti che hanno perso un lavoro, donne nuove con una carriera promettente, icone per un nuovo volto della politica italiana.
Con questo testo, Isabella Marchiolo vuole sfatare i pregiudizi e superare l’asetticità delle statistiche e svela così relazioni contrastanti all’interno della comunità transessuale, ma anche una solidarietà tra chi nasce donna e chi, attraversando la transizione, verrà rimessa al mondo correggendo un errore della natura.
Che valore aggiunto può dare l'ottica di una donna in una inchiesta come quella di Ladymen?
"Non so se sia un valore aggiunto, di certo è una novità. Io stessa ho scritto il libro mettendomi continuamente in gioco come persona, scoprendo aspetti nuovi soprattutto di me, ammettendo alcuni miei errori di visioni e mie banalità sul rapporto tra i sessi, o persino l'infiltrazione di qualche luogo comune nel mio modo di considerare gli altri. Ritengo dunque che dividere queste sensazioni con i lettori possa tentare di innescare un'empatia anche in chi ha un atteggiamento di rifiuto verso trans/omosessualità. Del resto, questo era l'unico modo in cui avrei potuto scrivere questo libro. Troppe erano le implicazioni umane perché io riuscissi a realizzare un saggio giornalisticamente "secco". Non m'interessava parlare statisticamente di questo argomento, e non avrei neanche preso in considerazione un lavoro d'inchiesta freddo e fondato solo sui dati".
Ci sono i pregiudizi che le piacerebbe riuscire a scardinare attraverso il suo testo?
"Sarei felice se la mia scrittura fosse il veicolo per combattere i veleni dei pregiudizi, ma so bene che è molto difficile farlo con un semplice libro, il quale però può essere il grimaldello per aprire ad una maggiore umanità verso chi è considerato nell'accettazione più comune e odiosa del termine "diverso". Mi basterebbe avvicinare alla lettura del mio libro quanti sono ostili o diffidenti verso trans e omosessuali. Per esempio, una conoscente che aveva saputo di questo mio libro e che ha apprezzato le mie opere di narrativa, alla mia sollecitazione a leggere "Ladymen" ha risposto: "Non credo proprio che possa interessarmi". Smuovere da questa posizione chi la pensa così sarebbe per me un ottimo risultato, perché significherebbe aver scalfito una negazione a priori dell'identità di trans e gay. Non sarebbe da poco poter essere io a innescare questo cambiamento. E a proposito, proverò ancora a far leggere "Ladymen" a quella persona..."
Anche se nel libro sono descritte storie che appartengono a diverse persone, che tipo di emozioni accomuna, secondo lei, tutti quelli che decidono di portare avanti un percorso di transizione?
"Il tratto comune mi pare sia la paura di ciò che si è, cementata dai pregiudizi collettivi e dalla consapevolezza di un disturbo (fisico, non mentale), quello che ha fatto nascere chi è trans in un corpo diverso dal proprio gender. E poi c'è un comune senso di solitudine, dovuto alla mancanza di un valido apparato giuridico di sostegno a chi decide di cambiare sesso. Dovuto anche alle difficoltà economiche connesse a questa situazione, che nella maggior parte di casi conduce alla scelta obbligata della prostituzione".
Fra le diverse storie che racconti, qual è quella che ti ha messo maggiormente in difficoltà nel metterla su carta?
"Ho avuto più difficoltà nel raccontare l'esperienza di un uomo eterosessuale che è attratto dalle trans. Quest'uomo, tra l'altro, lo conosco personalmente, e la sua è stata innanzitutto una delicata confidenza che non volevo in nessun modo snaturare. Per questo ho dato una cornice prettamente narrativa a questa storia, provando a calarmi senza alcuna interferenza in quello che lui mi ha raccontato, lasciandogli uno spazio completamente libero, tutto focalizzato sulle sue emozioni e privo di tentativi di spiegazione o giustificazione di ciò che accade in quelle pagine".
Qual è il libro che consiglieresti a un giovane che ha scoperto da poco la sua omosessualità e cerca di capire sé stesso?
"Viste le mie inclinazioni professionali, non posso che consigliare opere letterarie anziché saggi. In molti momenti difficili della mia vita, ho trovato forte e importante l'impatto di un romanzo sulla mia dimensione esistenziale. Tra l'altro, fra i miei autori preferiti, ci sono molti omosessuali, che trovo capaci di coinvolgermi anche quando i protagonisti delle storie sono gay, caso in cui, almeno secondo un'impressione superficiale, non dovrebbe scattare l'immedesimazione con chi è eterosessuale, e invece, essendo grandi scrittori, loro riescono a suscitarla egualmente. Sicuramente, dunque, consiglio di leggere quanto possibile di David Leavitt, in particolare "Ballo di famiglia" e lo stupendo romanzo "Il matematico indiano". Poi "Quella sera dorata" di Peter Cameron, che considero una lezione sull'amore e sulla paura di amare, che travalica i sessi. Un classico (per tutti) sulle oscurità identitarie è infine "Confessioni di una maschera" di Mishima, sebbene sia una lettura non facile dal punto di vista emotivo".
A cura di Claudia Romano